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TECHNIUM: la foresta delle menti

TECHNIUM: la foresta delle menti clicca sull'immagine per ingrandirla La mente umana è la cosa più complessa che conosciamo. Lo...


TECHNIUM: la foresta delle menti


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La mente umana è la cosa più complessa che conosciamo. Lo comprendiamo in modo intuitivo perché la complessità è difficile da misurare. Il numero totale delle cellule necessarie per formare un cervello umano potrebbe essere pari a quello di un'anguria. Ma la varietà e le funzioni delle cellule di un cervello superano di molto quelle che si trovano in un'anguria. Possiamo contare il numero dei componenti, i collegamenti, i sottocomponenti, la profondità logica e il grado di libertà di varie entità complesse (un jumbo jet, una foresta fluviale, un pesce stella) e la quantità totale di questi componenti può arrivare ad essere pari a quella di un cervello. Ma le funzioni e i risultati ottenuti dalle cellule cerebrali sono di gran lunga più complessi. Vanno molto al di là di quanto può essere ottenuto dalla somma delle capacità dei singoli componenti.

TECHNIUM Il concetto chiave per Kevin Kelly è il Technium. «Ho coniato questo nome», racconta, «per definire una sfera più ampia della tecnologia, che va oltre le macchine e include la cultura, le leggi, le istituzioni sociali e le creazioni intellettuali. In poche parole il Technium è tutto ciò che è stato prodotto dalla mente umana. Credo che questa visione estesa del concetto di tecnologia ci consenta di vedere la produzione delle menti umane come un insieme unico e di capirne le sue dinamiche. Il mio obbiettivo» spiega Kelly «è studiare il Technium. Di che cosa ha bisogno? Perché lo studiamo? È possibile rifiutarlo? Che rapporto ha (se l'ha) con Dio? Che tipo di controllo abbiamo realmente sul suo futuro?».

POSSIAMO COSTRUIRE UNA MENTE? Quando comiciamo a considerare i processi multipli a cui prende parte una cellula cerebrale, la complessità della mente diventa evidente. Giudicati in base al loro comportamento, gli esseri viventi sovrastano in complessità quelli inorganici. Così come le cose intelligenti sovrastano quelle stupide. Abbiamo la prova di queste affermazioni nei nostri sforzi per costruire cose complesse. Costruire un martello di pietra è abbastanza facile. Costruire un carro che si muovesse senza cavalli è stato molto più complicato. Creare una vita artificiale lo è ancora di più (vedi anche Focus 213, pag. 20). E costruire artificialmente una mente umana è un compito ancora molto più difficile. Al punto che alcuni credono che sia così complesso che non ci riusciremo mai. Proprio perché è così complicata da creare, la mente è un buon termine di paragone della complessità della creazione.

ENORME GROVIGLIO Se qualcosa può forse competere con la complessità della mente, questa è solo la biosfera del pianeta. Nella sua massa e nelle sue dimensioni, il groviglio di innumerevoli organismi e vasti ecosistemi, la biosfera (la sfera della vita: cioè l'insieme delle zone del pianeta dove si sviluppa la vita) batte i 5 kilogrammi di neuroni e sinapsi del cervello, e di un bel po'. Eppure tendiamo ad assegnare una maggiore complessità alla mente per 2 ragioni. La prima è che pensiamo di potere capire come un ecosistema (una zona della biosfera delimitata localmente: l'insieme degli organismi animali e vegetali che interagiscono tra di loro in quella zona) funziona, anche se non riusciamo a prevedere come funzionino tutti gli ecosistemi del pianeta nel loro insieme. D'altra parte, siamo impressionati da come la mente umana funzioni anche nelle sue piccole dimensioni. I componenti della mente umana sono molto più profondamente aggrovigliati e interconnessi in un unico insieme di quanto lo sia una biosfera. Considerata nel suo insieme, la mente è, da questo punto di vista, ancora un mistero.


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VINCE LA MENTE UMANA La seconda ragione è che la biosfera sostanzialmente riproduce se stessa, si autoregola e fa lentamente evolvere nuove specie, ma non ha mai prodotto nuove entità capaci di fare altrettanto, eccetto una: la mente umana appunto. E le menti umane hanno saputo creare così tante cose, tra cui piccole biosfere e micro-ecosistemi, che finiamo per assegnarle una maggiore complessità. Questo aspetto è stato detto meglio e in modo più sintetico dalla poetessa statunitense Emily Dickinson (letterata statunitense, 1830-1886, è considerata una delle poetesse più sensibili di tutti i tempi):

Il cervello è più esteso del Cielo
perché - mettili fianco a fianco, l'uno l'altro conterrà
con facilità - e te - in aggiunta [...]

Questa asimmetria di comprensione è un importante elemento di giudizio: il fatto che il cervello possa comprendere il concetto astratto di biosfera, mentre la biosfera non possa comprendere il concetto astratto di cervello umano, fa pensare che il secondo sia più grande e complesso del primo.


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SUPER-MENTI Anche se non abbiamo ancora mai costruito una cosa così complessa come la mente umana, però stiamo cercando di farlo. Ma - questa è la domanda - che cosa potrebbe essere ancora più complesso della mente umana? E se esistesse, che cosa sarebbe poi in grado di fare una cosa, un'entità del genere? Insomma: nella storia e nel futuro dell'evoluzione tecnologica, o anche dell'evoluzione biologica, che cosa viene dopo, oltre la mente umana? La risposta che quasi sempre viene data a questa domanda è: menti migliori, più veloci, più capienti, più capaci. Cioè qualcosa di più potente, ma dello stesso tipo. Il che probabilmente è vero. Potremmo diventare capaci di creare o fare evolvere menti più potenti e più rapide ma pur sempre delle menti.

SINGOLARITÀ La "singolarità", concetto nato come sinonimo di "punto di discontinuità" in matematica, è oggi usato dai futurologi e dai sostenitori del "singolaritanismo" (una nuova teoria e filosofia morale), per indicare un punto, nello sviluppo di una civiltà, in cui il processo tecnologico accelera oltre le capacità di comprendere e prevedere di coloro che vivono nell'epoca precedente. Secondo alcuni studiosi e in particolare Ray Kurzweil (pioniere delle tecnologie elettroniche e autore di una teoria sull'andamento esponenziale dello sviluppo tecnologico), il progresso tecnologico, essendo una conseguenza delle capacità di calcolo che hanno avuto negli ultimi decenni una crescita esponenziale (cioè che raddoppia la velocità ogni 18 mesi) accelererà altrettanto esponenzialmente, grazie soprattutto alle nanotecnologie. Sarà possibile, molto prima del previsto, il superamento dell'invecchiamento, il collegamento tra mente umana e artificiale e la creazione di menti "miste" molto più intelligenti delle umane.
Acceleriamo! Tutti risultati che saranno alla base della "singolarità" che favorirà un enorme balzo in avanti dell'intelligenza sulla Terra. Sulla base di teorie come questa è nato anche un movimento, il "singolaritanismo", che sostiene la necessità di accelerarne la realizzazione.

MULTI-INTELLIGENZE Un nuovo modo di rispondere a questa domanda, un modo che io preferisco, è che ciò che verrà dopo la mente sarà una biosfera di menti, una rete di molte menti, e di nuovi tipi di menti, connesse tra di loro: una specie di foresta pluviale (è una foresta tropicale, caratterizzata da elevata piovosità: usata come esempio di complessità perché vi si trovano i 2/3 di tutte le specie viventi della Terra) di menti dotate di una coscienza complessiva. Così come una foresta pluviale produce sostanze nutrienti, energia e diversità, questo sistema di intelligenze potrebbe elaborare problemi, memorie, dati e conoscenze. Questa foresta di menti potrebbe contenere tutte le menti umane che le sono connesse, così come varie intelligenze artificiali, o miliardi di oggetti semi-intelligenti connessi in un ecosistema di intelligenze in continua espansione: intelligenze vegetali, di insetti, di primati, umane e magari super-umane, tutte interconnesse in un network ribollente di attività.

OMNISCIENZA Come in ogni ecosistema, ognuna di queste entità avrebbe specifiche capacità e ruoli. Alcune collaborerebbero tra di loro, altre sarebbero in competizione. L'intero sistema sarebbe una specie di creatura dinamica, in continua trasformazione. Ma se riusciamo a immaginare come potrebbe essere una simile foresta di intelligenze, più difficile è immaginare che cosa potrebbe fare. Quello che le menti normali fanno è elaborare pensieri e risolvere problemi. Che cosa potrebbe fare di più un ecosistema di menti? E quale potrebbe essere il passo successivo? Se chiediamo al nostro cervello di immaginare come potrebbe essere la più complessa entità possibile, che cosa immaginiamo? In genere pensiamo a una mente omnisciente o a un dio minore (che sono più o meno la stessa cosa). Ma non riusciamo ad andare al di là del concetto di mente. E questo è il messaggio dei singolaritani: non siamo in grado di immaginare che cosa verrà dopo la mente umana.

IL MISTERO RIMANE Io non sono di questo parere. Ma non so proporre risposte alternative. Penso che non abbiamo ancora raggiunto, nel nostro sviluppo tecnologico, un limite massimo di complessità. Sicuramente nei prossimi 100 o 500 anni costruiremo entità molte migliaia di volte più complesse di una mente umana: e man mano che queste entità cresceranno diventeranno il nuovo termine di paragone della complessità. (...) Noi costruiamo quello che riusciamo a immaginare. Ma possiamo immaginare ora che cosa verrà oltre le menti?

[Kevin Kelly, 25 giugno 2010, per Focus 213]

24 giugno 2010 Kevin Kelly
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