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La tecnologia siamo noi

LA TECNOLOGIA SIAMO NOI Quando è fatta di acciao, cemento, circuiti ci appare aliena. Ma...   Il Technium ci è necessario per essere umani. A...


LA TECNOLOGIA SIAMO NOI


Quando è fatta di acciao, cemento, circuiti ci appare aliena. Ma...

Il Technium ci è necessario per essere umani. A mano a mano che creiamo nuove forme d'arte, inventiamo strutture sociali o mappiamo nuove zone dell'universo, scopriamo chi siamo. Senza queste "invenzioni" - anche le più semplici, come le poesie, gli abiti, il fuoco, gli strumenti più primitivi - non sapremmo niente su noi stessi. La tecnologia non solo ci rivela la nostra umanità, è essa stessa la via che ci rende umani. Creando il Technium, noi creiamo la nostra umanità.
L'altra faccia della medaglia: guerre, armi, olocausti, inquinamento... anche queste cose ci definiscono. Ci piacerebbe ricordare solo le volte in cui ci innalziamo al di sopra delle nostre tentazioni tecnologiche per cooperare, costruire, creare; ma anche quando ci aiutano a distruggere fanno parte della nostra identità. In un modo o nell'altro senza il mantello della tecnologia siamo incompleti; anzi, è più di un abito: è parte della nostra anima. Meno tecnologia abbiamo, meno umani siamo; più ne abbiamo, più umani possiamo diventare.


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Aliena? A causa della natura fredda, dura e rigida dell'acciaio, del mattone, del silicone, un osservatore superficiale tende a vedere il Technium in espansione come una creatura aliena, in opposizione all'uomo o addirittura ostile alle "cose" viventi. Il peggio dell'era industriale - come il fumo che appesta le città - è così distante dalla nostra immediata concezione di noi stessi che finiamo per bandire tutta la tecnologia come cattiva: un'infezione, qualcosa di estraneo, un male, anche se un male necessario.
Pittori e poeti immaginano un mondo precedente al male, precedente al Technium, in cui i nostri corpi nudi vivevano in armonia tra milioni di altre specie viventi. Queste genti primordiali (assieme a ciò che resta delle popolazioni indigene di oggi) sono percepite come i veri esseri umani, non contaminati dai congegni artificiali della tecnologia. In contatto con il loro lato spirituale, sulle stesse frequenze della natura, hanno avuto a loro tempo il modo di scoprire cosa significhi essere umani; da allora, secondo questa concezione, questa appassionata consapevolezza del cosmo è degenerata in uno stupore ottuso, che ci capita spesso di vedere sullo schermo della tv.

IL BUON SELVAGGIO
In realtà non c'è mai stato un nobile selvaggio, o il buon selvaggio, né persone senza tecnologia. I ricercatori discutono sulla misura in cui i popoli primordiali modificavano e disturbavano l'ambiente; ma nessuno sostiene che avessero impatto zero. I nativi americani hanno eliminato decine di specie di erbivori - come i mammut - prima dell'arrivo della tecnologia europea. Sbattendo semplicemente una pietra contro l'altra, gli antichi abitanti dell'isola di Pasqua distrussero tutti gli alberi e con essi la loro unica possibilità di fuggire da un'isola morente. Anche la foresta amazzonica, che l'opinione contemporanea vuole vergine, è in realtà un paesaggio forgiato dalla tecnologia dei suoi abitanti originari, per quanto pochi fossero: se non fosse mai stata abitata, avrebbe un sottobosco più denso, ci sarebbero animali e piante differenti a causa del differente equilibrio che la mancanza della caccia avrebbe provocato, mentre altre specie che sono oggi comuni, avrebbero potuto essere rare o estinte senza l'intervento dell'uomo.
SIAMO CYBORG? Tim Maly, dal suo blog Quiet Babylon, sta celebrando il 50° anniversario del concetto di cyborg (coniato nel 1960) sollecitando vari scrittori a intervenire nel dibattito. Ecco in sintesi il mio contributo.

La profonda unione tra l'uomo e le sue invenzioni non è cosa nuova. Se un cyborg è un essere in parte biologico e in parte tecnologico, allora noi esseri umani siamo sempre stati cyborg e lo siamo ancora. I nostri antenati che per primi lavorarono la pietra per costruire raschietti con cui macellare gli animali, 2 milioni e mezzo di anni fa, non stavano facendo altro che dotarsi di artigli. Circa 250 mila anni fa escogitarono un modo per cucinare, o pre-digerire, con il fuoco: cucinare il cibo ha la funzione di uno stomaco supplementare esterno. Una volta acquisito questo organo artificiale, gli esseri umani poterono sviluppare denti e mascelle più piccoli e ampliare l'assortimento dei loro cibi. Questa invenzione ci ha cambiati.
Non siamo gli stessi di quando siamo emigrati dall'Africa negli altri continenti. I nostri geni si sono evoluti con le nostre invenzioni. Solo negli scorsi 10 mila anni, in realtà, il nostro DNA è cambiato 100 volte più velocemente rispetto alla media tenuta nei precedenti 6 milioni di anni. Non dovrebbe sorprenderci: mentre addomesticavamo il cane, allevavamo mucche e coltivavamo cereali, anche noi siamo stati addomesticati...
Chiaramente, siamo artefatto di noi stessi. Siamo la prima tecnologia, in parte inventori e in parte invenzione. L'uomo ha usato la mente per fabbricare se stesso e quindi, oggi, è il primo cyborg.
Abbiamo inventano noi stessi. E non abbiamo ancora finito.
Abbiamo un ambiente alterato, in un modo o in un altro. Ma i nostri strumenti cambiano anche noi stessi? Con arco, frecce e cerbottana, gli esseri umani si definiscono cacciatori - e abili, anche - scaltri predatori che difficilmente si lasciano superare in astuzia dalle loro prede. Quando l'uomo ha inventato l'ascia, ha inventato l'assassinio. Recenti osservazioni hanno messo in luce che gli scimpanzé talvolta uccidono i compagni, in guerra o per gelosia. Anche noi l'abbiamo sempre fatto; ma quando lo facciamo con l'ascia, definiamo un nuovo modo di uccidere proprio della nostra specie. Con lo strumento del linguaggio ne fissiamo i gradi e le sfumature: che cosa ha provocato l'evento? Era necessario? È stato un atto intenzionale?
La tecnologia perfeziona l'atto di uccidere, il linguaggio ne perfeziona la nostra comprensione, e le due cose insieme ci danno l'assassinio come possibilità: l'uomo commette assassinio, gli altri animali uccidono.

VISTI DA "FUORI"
Con la tecnologia della scrittura diamo vita alle leggi, e con le leggi nasce il senso della giustizia. Scrivere crea fatti nuovi e ne mette in evidenza altri già in corso; grazie alla tecnologia ci compiaciamo di considerarci logici. Dall'accumulazione delle esperienze che possono essere trasmesse alle generazioni successive deriva la nozione di umana saggezza. Attraverso i rituali, inventiamo i protagonisti delle religioni. Strumenti ricavati dal semplice legno compongono la colonna sonora dell'umanità.
Noi umani sviluppiamo la nostra umanità attraverso la cultura: più di ogni altra cosa, la cultura è ciò che ci definisce. E la cultura è tecnologia: tecnologia soft, ma sempre tecnologia.
La nostra umanità si è estesa fino a comprendere il senso della moralità, della giustizia, di cosa sia bello e buono, fino alla ragione stessa per cui siamo qui - tutto ciò si è evoluto nel tempo insieme alla tecnologia e alla cultura. Alcuni di questi progressi sono entrati a far parte di noi, altri sono connessi a noi e alle nostre attività, e la nostra umanità, o la maggior parte di essa, è contenuta in questo polimorfico apparato che ci portiamo dietro. È nell'educazione, nella tradizione, nella scrittura, nell'architettura, nella società; è il risultato di ciò che tutte le nostre intelligenze pensano.
Alla fine il Technium non ci è alieno. Siamo noi stessi, visti da fuori. Continuerà ad evolversi, proprio come noi, mentre continuiamo a capire sempre meglio cosa significhi essere umani. Continueremo a dipendere dalla tecnologia per completare noi stessi.

29 dicembre 2010 Kevin Kelly
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