Le macchine volanti non funzionano granché

Negli Stati Uniti un concorso per vere macchine volanti, elettriche, con premi milionari, sponsorizzato da Boeing, si è chiuso senza grandi vincitori.

La moto elettrica volante di teTra
Illustrazione - La moto elettrica volante di teTra si è difesa bene alla GoFly, competizione per aeromobili elettriche personali: si è sollevata di quasi un metro per (quasi) qualche secondo. | GoFly, teTra

Alla GoFly, una delle ultime macchine volanti elettriche monoposto in concorso ad alzarsi in volo (per modo di dire) è la VertiCycle, costruita in casa da Pete Bitar. All'apparenza è un marchingegno semplice: due eliche sulle quali è posta la sedia del pilota. La macchina volante si alza per circa tre metri (un record!), poi oscilla paurosamente, si ribalta lateralmente e piomba sulla pista. Nessun ferito, anche perché Bitar era al radiocomando: non era a bordo perché un incidente capitato pochi giorni prima aveva distrutto le batterie che davano maggiore potenza alla macchina, che in quella versione light non ce l'avrebbe fatta a sollevarlo da terra.

 

Un'aeromobile elettrica, la VertiCycle, e il suo inventore, Pete Bitar.
Bisogna fare un piccolo sforzo di immaginazione per riconoscere in quell'oggetto un'aeromobile elettrica, la VertiCycle. A lato, il suo orgoglioso (si vede) inventore e costruttore, Pete Bitar. | GoFly, Mark Harris

Bitar, comunque, non se l'è presa più di tanto, perché nessuna delle 24 squadre riunite per le finali di GoFly - un concorso con un montepremi complessivo di due milioni di dollari (con un milione per il vincitore) per il miglior sistema di trasporto elettrico personale, con partenza e atterraggio in verticale e in grado di compiere una decina di chilometri in 20 minuti - nessuna, dicevamo, è riuscita nell'intento.

 

Nessun vincitore. Il concorso si è svolto al campo di volo dell'Ames Research Center della NASA, in California. Alcuni gruppi hanno portato modelli in scala 1:50, mentre altri, che avevano il modello finito, hanno tutti riportato dei "problemi dell'ultimo minuto" che hanno compromesso la prova. Nulla di fatto anche per i favoriti, la squadra di DragonAir, un grosso drone teoricamente in grado di trasportare una persona in piedi: il giorno prima dell'esibizione il pilota, la temeraria Mariah Cain, aveva denunciato un piccolo incidente e si era sfilata dalla competizione.

Un'aeromobile elettrica a forma di cabina telefonica
La cabina telefonica di Teledrone appare un po' troppo rossa (e onestamente un po' troppo piccola, anche dentro) per imitare degnamente il Tardis del Dottor Who. | GoFly, Teledrone

Alla fine solo 4 veicoli sono riusciti a prendere il volo, ma nessuno nei termini richiesti dal concorso. Gwen Lighter, presidente del GoFly, ha mostrato grande comprensione: «Se fosse facile far volare una "macchina" non ci sarebbe bisogno di un premio da un milione di dollari. Quando la tecnologia permetterà di avere tali veicoli a basso prezzo si aprirà realmente una nuova frontiera nei trasporti», ha commentato.

 

Il premio grosso è ancora lì. La competizione aveva richiamato 854 squadre provenienti da 103 Paesi, ma solo due dozzine hanno superato i test di accesso alla finale, con progetti anche molto differenti: dal classico disco volante al Teledrone, una macchina volante a forma di cabina telefonica - «l'idea, affermano i suoi progettisti, è di permettere a chiunque di entrare in una di queste cabine e anziché fare un numero di telefono, comporre un codice che permette di essere trasportato in un punto qualunque della città», (come non pensare a una delle astronavi più veloci dell'Universo, il Tardis del Dottor Who!).

 

 

Alla fine qualche premio minore è stato comunque distribuito: teTra, per esempio, una squadra giapponese che ha partecipato con una specie di motocicletta volante che al secondo tentativo si è alzata di circa un metro (video qui sopra), si è aggiudicata 100.000 dollari. Invece il premio grosso, quello da un milione di dollari, è ancora tutto lì, pronto per chiunque si presenti con una vera macchina elettrica volante.

14 marzo 2020 | Luigi Bignami