L'auto supersonica accende i motori

La  Bloodhound Supersonic Car ha completato con successo i primi test di accelerazione (da ferma) che la porteranno a toccare i 1600 km all'ora, il record di velocità sulla terraferma.

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Fuoco ai motori! Il test di accensione "da fermi".|Bloodhound SSC

La Bloodhound SSC, l'auto-razzo che un giorno potrebbe sfrecciare oltre il muro del suono, polverizzando ogni precedente record di velocità su strada, ha completato un importante traguardo ingegneristico: il test del motore a reazione Eurofighter Typhoon-Rolls-Royce, preso "in prestito" dall'omonimo caccia militare, che un giorno dovrebbe spingerla a 1600 km orari di velocità.

 

La prova è avvenuta il 29 settembre su una pista dell'aeroporto di Newquay, in Cornovaglia. A premere il pedale è stato il pilota della Raf Andy Green, già detentore del precedente record di velocità su pista, 1.228 km orari, conquistato nel 1997 a bordo dell'auto supersonica Thrust SSC, nel Black Rock Desert del Nevada.

prove generali. Anche se l'auto è rimasta ferma (mentre faceva vibrare tutto), il test era cruciale per verificare l'integrazione del motore a turbo ventola militare, del peso di 1.000 kg, in un'auto-missile. Il prossimo passo importante cadrà il 26 ottobre, quando nello stesso aeroporto la Bloodhound "camminerà" ad appena 320 km orari per il test su pista.

 

L'attesa corsa. Il tentativo di battere il record avverrà invece sul lago salato di Hakskeen Pan, in Sudafrica, dove da tempo si lavora per ottenere una pista liscia e piatta lunga 16 km. Era fissato per il 2018, ma slitterà all'anno successivo. Nelle previsioni, il bolide di fabbricazione inglese impiegherà 55 secondi per raggiungere i 1.600 km orari e ben 65 per rallentare, utilizzando freni a disco e paracadute.

 

Tre motori. Oltre al motore testato, a spingere la Bloodhound ci saranno anche un razzo a propellenti ibridi e un terzo motore a benzina (per l'alimentazione elettrica, le pompe e altri dispositivi dei primi due). Il progetto dell'auto supersonica, presentato nel 2008, è coordinato da un team di ingegneri dell'Università di Oxford.

 

08 Ottobre 2017 | Elisabetta Intini

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