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La piattaforma multiforme

Si chiama TNGA e su di essa si realizzano tanti modelli Toyota. Ognuno con le sue particolarità e i suoi vantaggi.

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Ecco quanto può essere flessibile la piattaforma TNGA di Toyota: oggi si trova su RAV4, Corolla e C-HR e dal 2020 anche sulla nuova Yaris | TOYOTA

La diffusione degli smartphone e l'affermazione di nuovi modelli di business hanno reso la sharing economy un concetto familiare ormai a tutti. In un certo senso, però, le Case automobilistiche erano arrivate molti anni prima alla condivisione. 

Toyota, con la piattaforma TNGA (e non solo), ha portato questa filosofia ai massimi livelli. 

 

Certo, l'accezione di condivisione è ben diversa da quella dell'economia digitale. Non stiamo infatti parlando di servizi come il car sharing, che permettono di utilizzare l'auto anche per pochi minuti grazie a un'app per la geolocalizzazione, la prenotazione e il pagamento. Quando si parla di uso condiviso di piattaforme da parte delle Case automobilistiche si fa riferimento a un modello produttivo, ma l'analogia con la sharing economy può aiutare a capire come funziona. 

 

COS'È LA PIATTAFORMA. Partiamo dunque dal concetto di base, la piattaforma. Che cos'è? Per capirci, se il motore può essere considerato il cuore di un'auto, la piattaforma (ma qualcuno preferisce usare la parola pianale) ne rappresenta lo scheletro, ciò che la sostiene. 

 

Esattamente come lo scheletro, è composta di molte parti: dal "pavimento", prima di tutto, ovvero la parte più bassa, quella su cui sono ancorati (fra le altre cose) i sedili.

Della piattaforma fanno parte anche la paratia che separa il motore dall'abitacolo, cioè il parafiamma, i duomi (li potete vedere aprendo il cofano motore, lateralmente: sono le zone in cui si attacca la parte superiore degli ammortizzatori), gli attacchi dei bracci delle sospensioni, tutti i passaggi per i cavi e le tubazioni, i semi-longheroni anteriori (che hanno il compito vitale di assorbire l'energia in caso di impatto frontale) e la base dei montanti. 

 

Dati i calcoli richiesti per determinare rigidità e resistenza e data la sua complessità, la piattaforma richiede investimenti consistenti per essere sviluppata. Inoltre non è permesso fare errori, perché questo componente determina molti aspetti delle auto sulla cui base verranno costruite e che più avanti analizzeremo. 

 

Ultimo, ma non meno importante: deve essere utilizzata nei modelli prodotti per molti anni, anche più di 20, pur attraverso qualche ritocco e affinamento. Si capisce dunque perché una piattaforma viene condivisa fra quanti più modelli possibile, anche se questo non significa che le auto che ne sono dotate siano uguali l'una all'altra, anzi. 

 

TNGA, LE LETTERE MAGICHE. Un gruppo come Toyota, presente in praticamente tutti i mercati del mondo, deve poter sfruttare al massimo la condivisione dei pianali.

 

 La risposta della Casa giapponese a questa esigenza si chiama TNGA, Toyota New Global Architecture, svelata al mondo nel 2015 e in continua evoluzione e "moltiplicazione".

 

Sì, perché se è vero che alcune quote rimangono fisse è vero anche che una piattaforma moderna come quella della Casa giapponese può essere declinata in varie versioni in modo da poter realizzare auto molto diverse per dimensioni, motori montati, posizionamento di mercato e caratteristiche di guida. Il tutto, sempre, semplificando i processi e abbassando i costi produttivi.

 

Nello specifico, di TNGA esistono – per ora – tre versioni. La prima a essere lanciata, la GA-C, ha fatto il suo debutto sulle vetture di dimensioni medie come Prius, C-HR e la compatta Corolla. 

 

Modelli unanimemente promossi dagli esperti di settore per i passi avanti fatti in termini di guidabilità e comfort. Successivamente è arrivata la variante GA-K, utilizzata per i Suv come la nuova RAV4. Ultima, in ordine di tempo, la GA-B, che applica i vantaggi della TNGA alle auto più piccole come la "segmento B" Yaris di quarta generazione appena presentata.

 

Non solo: TNGA è lo scheletro anche di due modelli premium come l'ammiraglia Lexus LS e, addirittura, di una supercar come la Lexus LC, che a differenza di tutte le vetture fin qui citate è a trazione posteriore. Ecco perché la TNGA è una delle piattaforme più flessibili e adattabili alle esigenze di vari segmenti di vetture. 

 

NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI. Fin qui abbiamo affrontato la questione della piattaforma dal punto di vista dei produttori, approfondendo gli aspetti tecnici e produttivi. Ma dal punto di vista di chi guida, quali riflessi ha l'utilizzo di una piuttosto che di un'altra?

 

Innanzitutto influenza il carattere di un modello e le sensazioni di guida. Alla piattaforma sono infatti legati il baricentro, la distribuzione dei pesi, il passo (cioè la distanza tra le ruote davanti e quelle dietro) e le carreggiate. In sostanza tutto ciò che ha a che fare con la dinamica di guida, che nel caso specifico di Prius, C-HR e Corolla – pur senza essere sportiva – è dinamica e appagante. 

 

Dalla piattaforma discende anche la possibilità di implementare i sistemi di assistenza alla guida (ADAS) di ultima generazione, materia su cui i modelli di recente introduzione sul mercato della Casa giapponese non sono secondi a nessuno. 

 

Che dire poi dell'abitabilità? Anch'essa è strettamente legata allo "scheletro" dell'auto. Nel caso di Toyota, la piattaforma TNGA offre ampi spazi a parità di ingombro. Infine la sicurezza: la protezione offerta agli occupanti in caso di impatto è una variabile legata alla struttura di base di una vettura. 

 

Per questo motivo, la progettazione delle piattaforme deve tenerne conto. Nel caso di Toyota tutti i principali modelli che si appoggiano su TNGA, ovvero la nuova Corolla, C-HR e RAV4, hanno guadagnato le cinque stelle nei crash test Euro NCAP. Un bel record per la Casa nipponica.

 

2 dicembre 2019