Google contro Uber, la battaglia scende in strada

Google passa da investitore a rivale del servizio di noleggio con conducente, che a sua volta risponde puntando sulle auto autonome. C'è spazio per entrambi?

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Come funziona Uber? Se un utente registrato al servizio deve andare dal punto A al punto B cerca sulla App di Uber se c’è qualche autista collegato e disposto a dargli un passaggio. Lo prenota e lo paga con carta di credito. L’80% va al guidatore, il 20% va a Uber, che stabilisce le tariffe e detiene la piattaforma informatica del servizio. In media si è stimato che le tariffe di Uber sono leggermente più basse di un normale taxi, ma ci sono anche servizi di Uber di qualità più alta e quindi più costosi.

Avete presente Uber, la società che offre passaggi in auto da privati (al posto dei taxi) e che - proprio per questo ha fatto arrabbiare i tassisti di mezzo mondo, Italia compresa? Bene, Uber ha un nuovo nemico. O meglio, un concorrente: Google.

 

Secondo le ultime indiscrezioni riportate da Bloomberg, il gigante dei motori di ricerca ha in programma lo sviluppo di un sistema di ride sharing simile a quello di Uber. Dunque è pronto a fargli concorrenza. E contemporaneamente Uber sta mettendo piede in un territorio finora di dominio di Mountain View: le auto senza conducente. Ma vediamo come siamo arrivati a questa situazione.

 

ROTTA DI COLLISIONE. I rapporti fra Google e Uber erano in apparenza distesi fino a pochi giorni fa. Google, infatti, è uno dei finanziatori della società. Nel 2013 sovvenzionò Uber con un investimento iniziale di 258 milioni di dollari. Chi avesse registrato la notizia, e forse non erano in molti, avrebbe potuto immaginare che l’interesse di Google per il mondo dei trasporti a pagamento non si sarebbe fermato.

 

E infatti il colosso di Mountain View ha da poco iniziato a testare un servizio di "condivisione dei trasporti" fra i suoi dipendenti, gestibile da un'app per smartphone; naturalmente il sistema verrà integrato con le sempre più intelligenti Google Car che già circolano all'interno del campus di Big G.

Nel frattempo Uber, che finora si è sempre focalizzata sulla sua attività principale, ovvero il suo servizio di noleggio con conducente basato sulla condivisione, ha stretto un accordo con la Carnegie Mellon University per sviluppare le proprie auto prive di guidatore – un ambito di ricerca nel quale Google è tra i pochi pionieri.

 

LE PRIME SCHERMAGLIE. Gli esiti di questa convergenza non potranno essere pacifici. Due avvisaglie dello scontro che incombe? La prima è il caso di David Drummond, chief legal officer di Google e membro del consiglio di amministrazione di Uber. Quest'ultima gli avrebbe chiesto di rassegnare le dimissioni per conflitto di interessi.

 

La seconda è il recente aggiornamento di Google Now, ovvero quelle schede che compaiono sullo smartphone anticipando i tuoi bisogni con indicazioni meteo, notizie e informazioni utili: supporteranno a breve gli input di Spp esterne, una piccola rivoluzione che nella prima fase sarà riservata a 40 fortunatie società e sviluppatori. E fra loro di Uber non c'è traccia.

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LE PROSPETTIVE. Google ha dichiarato che la sua tecnologia di ride sharing sarà pronta per un'ampia diffusione tra 2-5 anni, mentre Uber, nonostante il ritardo, si è già detta seriamente intenzionata ad abbracciare il prima possibile la tendenza dei veicoli autonomi. Il confronto si annuncia senza esclusione di colpi. Chi la spunterà? Avrà la meglio la piattaforma “fisica” di Uber, già radicata nelle città, o quella virtuale di Google? 

03 Febbraio 2015 | Filippo Ferrari

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