Motori

Il crash test che mette alla prova le batterie

Volvo ha condotto un crash test tra due auto elettriche, la EX30 e la EX90, per verificare la sicurezza delle batterie e degli occupanti.

Assistere a un crash test è un'esperienza che ti tocca perché ancor prima di vedere le vetture schiantarsi scatta psicologicamente l'identificazione con i manichini, i cosiddetti dummy, che devono sostenere e registrare le conseguenze dell'impatto. 

Quando partecipai ai primi crash test, più di vent'anni fa, le auto avevano soltanto gli airbag frontali ed erano davvero poche le vetture che garantivano agli occupanti di non subire danni fisici in impatti contro ostacoli fissi a velocità non superiori ai 50 Km/h. Il più delle volte testa e torace subivano compressioni, dovute spesso alla violenza di apertura dei primissimi airbag, ma erano le ginocchia e in qualche caso le gambe a uscire più danneggiate negli scontri frontali. Da allora la sicurezza nelle auto ha fatto passi da gigante (e anche la tecnologia per realizzare i crash test): oggi, la qualità e la quantità di airbag presenti in abitacolo (frontali, laterali, per le ginocchia) salvano molte vite e limitano notevolmente i danni fisici. 

Nei giorni scorsi sono stato presso il Safety Center di Volvo a Goteborg, il luogo dove la casa svedese esegue i suoi crash test per assistere a quello che è stato uno dei primi crash test tra due vetture a batterie, una EX30, vettura di dimensioni medie e di accesso alla gamma, e una EX90, il Suv più grosso di Volvo.

Le due vetture erano spinte su binari da motori elettrici, fino al punto di impatto al centro dell'area per i crash test. Videocamere posizionate dentro e fuori le vetture documentano i secondi fatali. L'epicentro dello scontro avviene inoltre su una superficie vetrata, sotto la quale altre videocamere registrano il momento fatidico.

La Volvo EX30 viaggiava a 20 km/h ed è stata centrata dalla EX90 che proveniva dalla sua destra a 50 km/h. Nessuna delle due vetture ha frenato. 

Grazie alla gestione digitale del crash test è possibile definire con estrema precisione il punto di impatto, cosa quasi impossibile una volta. Il test laterale è estremamente importante per una vettura elettrica perché può verificare che il pacco batterie posto sotto gli occupanti non venga danneggiato dall'urto, cosa che potrebbe avere conseguenze pericolose. E poi la centralità dell'urto nel mezzo della portiera permette di vedere se la sua struttura (in assenza della protezione del montante centrale, che resta arretrato rispetto al punto di scontro) è in grado di resistere all'urto o penetra nell'abitacolo, colpendo chi guida.

Infine, consente di verificare se l'airbag protegge la testa del pilota, che non deve impattare contro il vetro della portiera.

Per verificare che la testa dei Dummy colpisca perfettamente il centro dell’airbag, in Volvo usano truccare il volto dei manichini che nell'impatto lasciamo il segno sull'airbag.

Al netto del botto che le due auto hanno prodotto e che sicuramente spaventa chi è coinvolto nell'incidente più di chi assiste, il risultato è stato positivo: il pacco batterie non è stato compromesso (la struttura ha protetto le celle agli ioni di litio, senza che si verificassero cortocircuiti); ma soprattutto i dummy non hanno sofferto fratture o lesioni di alcun tipo.

 

Un piccolo segreto ve lo riveliamo: per essere sicuri che il guidatore della EX90 adagiasse correttamente il viso al centro dell'airbag, in Volvo usano fargli il make-up, truccando con matite, cipria e rossetto occhi, guance, labbra. Che lasciano così un'impronta precisa sulla tela del palloncino salvavita. Ovviamente le labbra sono sorridenti.     

17 giugno 2024
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