Tecnologia

E se un hacker ti entra in macchina?

Le auto del futuro, quelle connesse a Internet, sono una realtà già oggi. Ma un hacker può prenderne il controllo? Ci si può difendere?
 

Un report pubblicato a marzo dall’FBI e dal National Highway Traffic Safety Administration, l’ente a stelle e strisce che si occupa della sicurezza autostradale, riapre il dibattito sulle connected car, le auto di ultima generazione che si collegano a Internet per la navigazione, l’intrattenimento e la comunicazione.

Come ha dimostrato lo scorso anno il giornalista Andy Greenberg (Wired), un hacker sufficientemente abile potrebbe, senza troppi problemi, intrufolarsi da remoto nei sistemi di bordo e prendere il controllo dell’auto. Con imprevedibili conseguenze.

C’è da preoccuparsi? Per ora no, ma la sicurezza delle auto connesse deve diventare una priorità sia per le case automobilistiche sia per gli automobilisti.


Che cos'è la connected car? Dal punto di vista pratico l’auto connessa a Internet si presenta con le stesse criticità di un computer o un telefonino: chiunque, se dotato delle necessarie competenze tecniche, potrebbe in teoria sfruttare i punti deboli del software installato sulle componenti elettroniche della vettura per prendere il controllo dell’hardware (che in questo caso è l'auto!): per esempio, la centralina che controlla il motore o l’impianto di illuminazione.

Oppure potrebbe installare un malware che alteri il comportamento della strumentazione di bordo: dal tachimetro alla spia dell’olio.


Le auto di più recente fabbricazione utilizzano più di 125 diverse unità elettroniche, ciascuna controllata da uno specifico software: secondo alcuni specialisti del settore, per fare funzionare una connected car occorrono più di 100 milioni di righe di codice.


Errori di programmazione. Un simile mare di istruzioni offre a un agguerrito pirata informatico ben più di una possibilità di accesso non autorizzato: Steve McConnel, un esperto di informatica, spiega che nel software industriale si possono trovare in media tra i 15 e i 50 errori ogni 1.000 righe.


Il problema non è insomma solo teorico, anche perché General Motors stima che entro il 2035 il 100% delle auto in circolazione sarà connesso alla rete. Oltre al fatto che è possibile che entro 10 anni una buona percentuale di vetture circolerà senza bisogno di un conducente: auto interamente controllate da un insieme di software!

L'auto sicura. Come ci si può difendere da un pirata che vuole accomodarsi a nostra insaputa sull'auto? Già oggi le vetture connesse utilizzano firewall e sistemi anti-intrusione sempre più complessi, e hardware speciali che possono offrire un ottimo livello di protezione.

La validità di questi sistemi di difesa, tuttavia, diminuisce velocemente nel tempo, perché anche i malintenzionati evolvono e sviluppano nuove competenze ad hoc.

Tesoro, Hai aggiornato la macchina? Una soluzione che molte case automobilistiche stanno prendendo in considerazione è quella di rilasciare periodicamente gli aggiornamenti software delle auto, da scaricare e installare in modo completamente automatico, proprio come Google o Apple rilasciano periodicamente gli aggiornamenti per i propri smartphone.


Ci toccherà quindi aggiornare anche la macchina? Probabilmente sì, e in questo caso non per avere le mappe della nostra città sempre aggiornate.

Questo tipo di update è chiamato OTA, acronimo di Over The Air, e offre numerosi vantaggi: consente ai produttori di rilasciare l’aggiornamento sulla totalità delle vetture in circolazione e, potendo essere effettuato da remoto, non richiede di portare la vettura in officina.

Un risparmio non da poco, anche perché secondo i report pubblicati dalle industrie automobilistiche, negli ultimi anni il numero di richiami per l’aggiornamento software delle autovetture è raddoppiato.

Telemarketing. L’auto connessa e la possibilità di aggiornare il sistema operativo di bordo da remoto offrono alle case automobilistiche anche una nuova possibilità di marketing: far sperimentare nuove funzionalità e nuove esperienze di guida ai propri utenti.

I pionieri in questo campo sono sicuramente gli ingegneri di Tesla, che qualche mese fa hanno rilasciato su alcuni modelli la funzionalità autopilot. Da un giorno all’altro i proprietari delle vetture hanno così potuto provare l’ebbrezza della guida senza mani, con il controllo dell’auto totalmente delegato al computer di bordo.

22 giugno 2016 Rebecca Mantovani
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