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Vita breve per i pirati del cinema

Un nuovo sistema per impedire di registrare i film nelle sale.

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Vita breve per i pirati cinematografici
Come un nuovo sistema elettronico riconosce le telecamere nelle sale cinematografiche. E rende più dura la vita dei "pirati".

 

Johnny Depp nei panni del capitano Sparrow, il pirata
(non elettronico) protagonista del film "La maledizione
della Prima Luna", una delle pellicole più piratate. Foto
© Dreamworks.

 

È capitato a tutti di vedere, magari scaricati dalla rete, film registrati abusivamente al cinema: li si riconoscono per la pessima qualità audio e video. Eppure sono ancora molti i “pirati” che, armati di videocamera, entrano nelle sale con lo scopo di registrare l’ultimo successo. Una pratica decisamente dannosa per l’industria cinematografica.

Come un radar
A mettere i bastoni tra le ruote a questi particolari videoamatori ci hanno pensato i ricercatori del Georgia Institute of Technology di Atlanta (Usa) che hanno messo a punto un sistema che identifica la posizione di tutte le videocamere digitali presenti in sala, neutralizzandone la registrazione.

Uovo di colombo
Ogni videocamera digitale contiene un sensore CCD in grado di percepire la luce ambientale. Il prototipo di sistema anti-pirateria impiega due microtelecamere collegate a un computer che “cercano” la luce riflessa dai sensori CCD delle videocamere pirata. Una volta individuata, l’apparecchio colpisce i sensori con un fascio di luce bianca che rende inutilizzabile ogni registrazione.

Falsi allarmi
Il problema più grosso è essere certi che l’oggetto che riflette la luce è effettivamente un sensore CCD di una videocamera. In realtà potrebbe essere di tutto, anche un semplice orecchino», afferma Jay Summet del Georgia Institute of Technology. Per questo, una volta individuato l’oggetto riflettente, il sistema è in grado di riconoscere se la luce riflessa segue la stessa traiettoria della luce emessa: i sensori CCD infatti hanno la peculiarità di riflettere i fasci luminosi in modo assolutamente rettilineo.

Paparazzi immuni
Il sistema in realtà non è stato pensato per evitare la contraffazione cinematografica: l’idea originaria era di impiegarlo per scoraggiare riprese fotografiche non desiderate o in luoghi ad alto rischio. I personaggi pubblici possono quindi sperare in un rimedio antipaparazzi? Purtroppo per loro no, perché ancora oggi la maggioranza dei fotografi d’assalto usa macchine analogiche con pellicola, totalmente immuni dal fascio di luce antipirateria.

(Notizia aggiornata al 26 giugno 2006)

 

26 giugno 2006