Venerare un'intelligenza artificiale

Un movimento religioso è devoto a una divinità-macchina più intelligente dell'uomo, compreso quello che l'ha creata, un ingegnere della Silicon Valley.

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A nostra immagine e somiglianza.|Shutterstock

C'era da aspettarselo - dopo veicoli autonomi chiamati a risolvere complessi dilemmi morali e bot che instaurano criptiche e intraducibili conversazioni, c'è chi ha pensato di fondare una religione con al centro le macchine.

 

Anthony Levandowski, ingegnere della Silicon Valley al centro di una battaglia legale tra Google e Uber (è accusato di aver rubato al primo segreti commerciali da passare al concorrente) avrebbe fondato un'organizzazione religiosa chiamata Way to the Future.

 

Deus ex machina. Scopo del movimento sarebbe "sviluppare e promuovere la costruzione di una divinità basata sull'intelligenza artificiale, e attraverso la sua comprensione e venerazione, contribuire a migliorare la società". Way to the Future esisterebbe da settembre 2015, ma la notizia è stata diffusa solo ora dal sito americano di Wired.

 

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Deep Thought (Pensiero Profondo) medita con "la testa tra le mani" sulla vita, l'universo e tutto quanto. Com'è noto, la sua risposta sarà "42".

 

Strano? Non tanto... Levandowski non ha fornito dettagli sull'oggetto del suo culto, ma la cosa non pare così strana nel contesto della Silicon Valley, dove è già diffuso il concetto di Singolarità - quel momento, nel vicino futuro, in cui i computer sorpasseranno l'uomo in tutte le sue capacità, e svilupperanno un'intelligenza irraggiungibile, per i nostri piccoli e razionali cervelli fatti di carne (o qualcosa di simile).

 

Quando questo accadrà, secondo alcuni futurologi, potremo caricare backup del nostro cervello su queste macchine, raggiungendo virtualmente l'immortalità: oltre a superarci in intelligenza, questa entità saprà dunque garantirci la vita eterna (almeno in digitale).

 

Una finestra sul futuro? Ecco Xian'er, il primo robot-monaco buddista. | Kim Kyung Hoon / Reuters

Anche i meno ottimisti riconoscono alle macchine e alle loro sorprendenti abilità di apprendere un'essenza divina - o quantomeno diabolica. Per Elon Musk (quello di SpaceX), che più volte ha messo in guardia contro una deriva malvagia dei robot, nel migliorarli stiamo essenzialmente evocando un demone, senza essere certi di poterlo controllare.

 

Benevola o malvagia che sia, la nuova divinità - sempre che si tratti di una sola - sarebbe comunque figlia del nostro tempo, una caratteristica costante delle religioni. Come ricorda il Guardian, nuove tecnologie e scoperte scientifiche hanno sempre, storicamente, scolpito la fede umana e soppiantato le vecchie divinità: da quelle delle stagioni venerate nelle comunità agricole agli spiriti dei cacciatori raccoglitori, i paradisi in cui crediamo sono strettamente connessi alle nostre società, e in futuro non accadrà diversamente.

 

02 Ottobre 2017 | Elisabetta Intini

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