Tecnologia

Una vita "Made in Italy"

Dopo la prima puntata, dedicata alle innovazioni italiane nella scienza e nella tecnologia, ecco la seconda con i colpi di genio “nostrani” che hanno lasciato il segno in altri settori della società: dalla moda all’alimentazione, dallo sport all’architettura. Non mancano le sorprese...

L’avreste mai detto? Google e Wikipedia, che ogni giorno attraverso Internet mettono il sapere sotto la punta delle nostre dita, hanno un pizzico di Italia nel loro Dna. E dietro tante altre innovazioni (vedi le innovazioni tecnologiche e scientifiche degli italiani) che hanno modificato lo stile di vita anche oltre confine, dal cinema al cono gelato, c’è spesso lo spunto creativo di un nostro connazionale.

Lanital

Fu Carlo Antonio Ferreri nel 1935 a ottenere, dopo oltre 10 anni di studi, la soluzione al problema di ottenere lana sintetica a partire dalla caseina, una proteina del latte.
La fibra, chiamata Lanital e commercializzata dal 1937, ebbe il sostegno del regime fascista che ne fece un simbolo dell’autosuffi cienza italiana durante il periodo delle sanzioni economiche. Fu poi soppiantata dalle fibre di derivazione petrolifera.

C’è più gusto
E pensare che all’estero c’è ancora chi ci etichetta con l’equazione “italiani uguale pizza”. Pizza che, per inciso, come decine di altri nostri cavalli di battaglia, non può trovare posto nelle celebrazioni dei colpi di genio “made in Italy” dall’Unità in poi, perché fu inventata secoli prima (senza contare che secondo alcuni avrebbe origini egiziane...). Pure sull’origine della pizza Margherita in particolare, si fanno diverse ipotesi. La più ricorrente, condita con un pizzico di leggenda, vuole che sia stata concepita da un pizzaiolo napoletano per celebrare – col “tricolore” di basilico, mozzarella e pomodoro – l’arrivo della regina Margherita di Savoia, in visita a Napoli. Era il 1889 e più di un secolo dopo, nel 2009, è un altro mito del gusto nostrano a occupare il primo posto della classifica stilata dal Reputation Institute di New York tra le aziende con la migliore reputazione presso il pubblico: Nutella, la regina delle creme spalmabili, creata dal pasticciere piemontese Pietro Ferrero nel 1964 e che da allora ha conquistato ogni angolo del mondo.
In mezzo, cronologicamente parlando e sempre in tema di palato, c’è un’altra intuizione che ha fatto storia: nel 1903 a New York un gelataio, stanco di contare i bicchieri che non tornavano indietro (perché i clienti li rompevano o se li portavano a casa), iniziò a servire il gelato su una cialda arrotolata: era nato il cono. Quel gelataio si chiamava Italo Marchioni ed era un emigrante marchigiano.

Fisarmonica

Fu la necessità di riparare il suo organetto rotto a spingere (nel 1866) Mariano Dallapè ad apportare le migliorie che l’esperienza di musicista gli aveva suggerito. Il risultato? Uno strumento dotato di maggiore ricchezza sonora, più completo e preciso: aveva trasformato l’organetto austriaco in una fisarmonica diatonica a cassetta.

Alta moda e non solo
Altro settore dove il nostro Paese ha sempre off erto un grande contributo di innovazione è quello della moda. Sia che si parli di alta moda – che “nacque” con la sfilata organizzata dal marchese Giovanni Battista Giorgini nella sua villa di Firenze nel 1951, trasferita poi negli anni successivi a palazzo Pitti – sia che si parli di prêt-à-porter, ovvero abiti realizzati non su misura, ma in taglie standard. Già, perché come spiega Arturo Dell’Acqua Bellavitis, docente di design della moda al Politecnico di Milano, «il prêt-à-porter, anche se la definizione è francese, è di certo un’invenzione italiana. Si tratta di un processo di “democratizzazione” dell’alta moda iniziato a fine anni Cinquanta con lo stilista Emilio Pucci e i suoi capispalla, a Firenze». Tante sono state le firme italiane a distinguersi per il carattere innovativo delle loro creazioni: in molti casi sono nomi noti al grande pubblico – uno su tutti, Giorgio Armani, che nel 1975 disegnò un nuovo tipo di giacca, più informale, alleggerita negli elementi rigidi, che lui stesso definì “destrutturata” – mentre a volte a fare scuola sono figure meno conosciute, come la designer milanese Nanni Strada che, secondo Dell’Acqua Bellavitis «con il suo abito da viaggio torchon (tutto stropicciato, ndr), concepito per essere messo in valigia, anticipò di 15 anni i suoi colleghi stranieri».

Costume idrodinamico

Ricordate i tecno-costumi che alle Olimpiadi di Pechino del 2008 trasformavano i nuotatori in siluri? Erano prodotti dall’azienda americana Speedo, ma la tecnologia veniva dalla comasca Mectex: grazie a particolari materiali e a un profilo ispirato alla pelle dei pesci, consentiva di ridurre la resistenza in acqua fino al 10%. Dopo qualche anno la Federazione internazionale di nuoto li vietò, insieme ai “rivali” prodotti nel frattempo.

Un metodo celeberrimo
Ma se nel campo della moda il contributo del “made in Italy” è evidente e visibile, in altri è meno immediato e più nascosto. È quanto ci insegna la storia di Maria Montessori, la pedagogista marchigiana che agli inizi del Novecento elaborò un metodo educativo rivoluzionario: alla base dell’apprendimento del bambino erano poste la libertà di scelta e l’interazione con l’ambiente circostante. In pochi anni il “metodo” si diffuse con successo anche negli Stati Uniti, dove ricevette lodi e critiche in parti uguali, per tornare di gran moda negli anni Sessanta. Oggi sono circa 20 mila nel mondo le scuole che lo applicano e tra gli “allievi” della Montessori si contano anche premi Nobel, presidenti Usa, fondatori di giganti del Web come Google e Wikipedia e star come il rapper americano Puff Daddy e l’attore George Clooney.

Videoclip

L’11 aprile 1959 l’inventore romano Pietro Granelli presentò il suo Cinebox. Si trattava di una specie di jukebox, dotato di schermo, che oltre a suonare le canzoni mostrava un filmato di accompagnamento: erano nati i “videoclip” musicali. La prima canzone in assoluto si intitolava Altagracia ed era cantata dal cubano Don Marino Barreto Junior.

Genesi del... film
A proposito di cinema, se chiedete a qualcuno chi lo ha inventato, al 99% vi risponderà: i fratelli Lumière. Eppure, come spesso capita quando si tratta di ricostruire la storia di un’invenzione, la trama è più complicata. E contiene un giallo di cui sono noti la data, 1894, e il protagonista, Filoteo Alberini. Questo fotografo viterbese, dopo aver visto il kinetoscopio di Edison (una macchina a manovella dove una serie di immagini fisse dava l’effetto del movimento), ebbe l’idea di un sistema simile, ma in grado oltre che di riprendere le immagini anche di proiettarle in pubblico. Nel giro di qualche mese mise a punto la macchina e la chiamò kinetografo. Entusiasta dei primi risultati, volle parlarne con altri studiosi del campo e andò in Francia, dove mostrò i suoi progetti ai fratelli Lumière. Quando tornò in Italia per ottenere il brevetto, nel 1895, al Grand Café di Parigi stavano già ammirando le meraviglie del cinematografo... Passò mezzo secolo prima che il nostro Paese potesse avere la sua rivalsa: accadde negli anni Quaranta, con l’avvento del Neorealismo, che ha aperto nuove strade proprio nel campo del cinema. Nel raccontare, con i loro capolavori, le situazioni di povertà e i sentimenti di speranza degli italiani del Dopoguerra, registi come Roberto Rossellini, Vittorio De Sica e Luchino Visconti introdussero nel cinema molti elementi di novità, come l’impiego di attori non professionisti, l’uso di un linguaggio “naturale” (ricorrendo spesso al dialetto) e l’abbandono, almeno in parte, del teatro di posa. Un rinnovamento che, negli anni successivi, fu colto e ripreso anche in Francia, Inghilterra e poi nel resto d’Europa.

Arriva Carosello
Caso vuole – e passiamo dal grande al piccolo schermo – che sia stato un produttore e regista di film neorealisti, Luciano Emmer, a ideare uno dei maggiori fenomeni della storia della tv: il Carosello. Questo “teatrino pubblicitario” nacque nel 1957 per intrattenere il pubblico con scenette brevi (di circa due minuti) che solo nel finale mostravano il prodotto da “reclamizzare”. Divenne presto un appuntamento fisso per milioni di italiani e in vent’anni di trasmissioni ha ospitato i maggiori attori dell’epoca, dal grande Eduardo a Dario Fo, da Macario a Raimondo Vianello. Qualche anno più tardi, un altro appuntamento televisivo iniziò a scandire le serate degli italiani: le previsioni del tempo. Il pubblico fece la conoscenza oltre che col conduttore – quel colonnello Bernacca che sarebbe diventato una delle prime star della tv – con il vero responsabile del... bello e del cattivo tempo: l’anticiclone delle Azzorre. Quello che forse gli spettatori non sapevano è che, molti anni prima (nel 1895), era stato uno scienziato milanese, Luigi De Marchi, a scoprire l’esistenza di questa area di alta pressione che, spostandosi periodicamente dall’Atlantico all’area del Mediterraneo, portava con sé tempo bello e stabile.

D-Shape

Se in futuro gli edifici si costruiranno con una stampante, lo dovremo a Enrico Dini, un ingegnere pisano che nel 2007 ha brevettato il DShape. È una tecnica di costruzione, ispirata alla stampa 3D, nella quale una mega stampante depone “pagine” di materiale granulare fino a ottenere, strato dopo strato, la struttura finale. Entro 5 anni potrebbero arrivare le prime applicazioni residenziali.

I futuristi
Gli anni a cavallo del 1900, in Italia, furono fecondi anche in altri campi: in quel periodo (1909) Filippo Tommaso Marinetti fondò il Futurismo, il movimento culturale (abbracciò la letteratura, la pittura, il teatro...) che si ispirava al dinamismo della vita moderna, tagliando i ponti col passato e proiettandosi verso il futuro; e fu sempre ai primi del Novecento che a Larderello (Pisa) per la prima volta al mondo venne sfruttato il vapore dei soffioni boraciferi per produrre energia elettrica. All’inizio era sufficiente per alimentare appena 5 lampadine, ma nel corso dei decenni l’impianto fu potenziato e modernizzato dall’Enel: la produzione di questa forma di energia “pulita” aumentò al punto che oggi nella sola centrale di Larderello si produce il 10% dell’energia geotermica di tutto il mondo.

Prima di Calatrava
Anche nell’architettura gli italiani hanno tracciato nuove vie. Si pensi a Pierluigi Nervi, costruttore di edifici imponenti in Italia e all’estero, come il palazzo Unesco di Parigi e la stazione degli autobus George Washington di New York. «Fu il primo ingegnere-imprenditore della storia» spiega Luca Molinari, curatore del padiglione Italia all’ultima biennale di architettura di Venezia. «Negli Anni ’30» prosegue Molinari «Nervi sperimentò il cemento armato alleggerito e realizzò opere grandiose, riconoscibili, di grande impatto. Senza Nervi forse Calatrava non sarebbe mai esistito». E se Renzo Piano incarna la figura dell’architetto contemporaneo per eccellenza, che ha concepito l’architettura come una “macchina che produce cultura” (si pensi al centro Pompidou di Parigi) e introdotto il concetto di sostenibilità, al suo predecessore Giò Ponti va il titolo di innovatore a 360°. «Ponti fu il primo a concepire architettura, design, comunicazione e città come un tutt’uno» spiega Molinari «e trasferì questi concetti nelle sue opere, che spaziano dagli arredi alle ceramiche fino a opere come il grattacielo Pirelli di Milano. È stato il primo a esportare l’italian taste, il gusto italiano, già negli Anni ’50». Pure nel design automobilistico, la scuola italiana vanta diversi maestri: un esempio su tutti, Pininfarina e la sua Cisitalia 202, l’automobile del 1946 che col suo stile si è guadagnata un posto nella collezione permanente del Moma di New York. Un’auto in un museo d’arte: mai successo prima.

Idee per sport
Ci sono casi di innovazione che hanno riguardato una strategia, un atteggiamento, un modo di fare qualcosa. Un esempio famoso è quello del “calcio all’italiana”, nome con cui è stato etichettato un sistema di gioco che privilegiava l’aspetto difensivo su quello offensivo, adottato da alcune squadre italiane a partire dagli anni Quaranta. L’idea era nata in Svizzera, ma fu l’allenatore triestino Nereo Rocco a reinterpretarla e a portarla al successo. In altri sport, invece, il contributo dei nostri cervelli è stato più “tecnologico”. Come nel 1984, quando il campione di ciclismo Francesco Moser, per battere il “record dell’ora”, usò una bicicletta speciale, disegnata da uno specialista in biomeccanica, Antonio Dal Monte, con ruote piene, senza i soliti raggi (ruote lenticolari). Grazie anche al vantaggio aerodinamico di queste ruote, Moser polverizzò il record (percorse oltre 51 km in un’ora). Ma il vantaggio fu giudicato “eccessivo” dalla federazione ciclistica internazionale che qualche anno dopo limitò l’uso delle ruote lenticolari a gare particolari, e cancellò i record ottenuti grazie al loro aiuto. Come a dire che erano troppo efficaci: un’accusa che all’inventore avrà dato anche una certa soddisfazione...

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Le innovazioni da ricordare (vedi boxini lungo la pagina) continuano qui sotto.


Moneta bimetallica
Si deve a un ingegnere di Matera, Nicola Ielpo, un’invenzione che oggi è nelle tasche di tutti: la moneta “bimetallica”, cioè realizzata usando due diverse leghe metalliche, per complicare la vita ai falsari. Questa tecnologia, introdotta dalla Zecca italiana nel 1982 con le 500 lire, fu poi adottata da altri Paesi. E dalla Comunità europea per le monete da uno e da due euro.

Dieta mediterranea
Il primo a riconoscere la validità delle abitudini alimentari dei Paesi del Mediterraneo fu, negli anni ’30, il nutrizionista genovese Franco Piroddi. Le sue pubblicazioni, nelle quali sosteneva l’utilità di preferire carboidrati, proteine e (in parte) grassi come l’olio d’oliva, sono alla base della Dieta mediterranea.

Contatore intelligente
Un primato italiano nell’innovazione energetica è quello del contatore elettrico intelligente che Enel ha realizzato nel 2002 con Ibm. L’apparecchio, installato oggi in 33 milioni di case italiane (ma è usato anche all’estero), è il primo in grado di calcolare a distanza i consumi di energia. Rispetto al vecchio contatore, dà la possibilità di introdurre le nuove tariffe orarie e fornisce informazioni più precise agli utenti.

Cruciverba
Una griglia di 4 caselle per 4, da riempire (tutte) con parole che si ricavavano da una lista di definizioni. Così appariva, sul Secolo Illustrato del 14 settembre 1890, il gioco enigmistico (chiamato Parole Incrociate) ideato dal giornalista lecchese Giuseppe Airoldi. Era un’anticipazione del cruciverba, da cui differiva soltanto per la mancanza delle caselle nere.

Fiat 600 multipla
Tanto bella non era. Ma rispetto a molte concorrenti la Fiat 600 Multipla era più avanti. Soprattutto per il design dell’abitacolo, in grado di ospitare cinque passeggeri oltre al guidatore, anticipando di qualche decennio il concetto di “monovolume”. Lanciata dalla Casa torinese nel 1956, ne furono venduti circa 170 mila esemplari.

Carosello
Il “teatrino della pubblicità”, ideato da Luciano Emmer, debuttò in televisione nel 1957.
Nel 1977 toccò i venti milioni di spettatori.

Cambio al volante
Le auto sportive oggi in commercio (anche di fascia media) ce l’hanno quasi tutte: è il cambio che permette di regolare le marce in modo più rapido ed efficiente attraverso due leve poste dietro al volante. La prima a usare il dispositivo fu la Ferrari, con la F639 nel GP del Brasile del 1989. Dieci anni più tardi arrivò anche la prima vettura stradale, la Ferrari F355 Berlinetta.

Anticiclone
Con le previsioni del tempo gli italiani conobbero il col. Bernacca e... l’anticiclone delle Azzorre, scoperto da Luigi De Marchi nel 1895.

Bacio
Strano, ma vero: uno dei cioccolatini più famosi al mondo è nato per caso, per “riciclare” gli scarti della lavorazione di altri prodotti della Perugina. Quando fu lanciato, nel 1922, fu battezzato “Cazzotto”, per l’aspetto che ricordava un pugno. Il cambio di nome in “Bacio” portò fortuna al cioccolatino (che conquistò mezzo mondo) ma anche alla sua idea­trice – Luisa Spagnoli – una delle fondatrici dell’azienda e, in seguito, imprenditrice nella moda.

21 novembre 2011 Roberto Graziosi
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