Innovazione

Un esperimento che funziona

Da più di un anno un ragazzo tetraplegico del Massachusetts usa un microchip impiantato nel cervello per spostare gli oggetti senza muoversi.

Un esperimento che funziona
Da più di un anno un ragazzo tetraplegico del Massachusetts usa un microchip impiantato nel cervello per spostare gli oggetti senza muoversi.

Matthew Nagle collegato con un chip
al computer.

Forse qualcuno entrando per la prima volta in casa sua potrebbe rimanere stupito nel vederlo accendere la televisione o versare un tè manovrando un braccio meccanico, senza alzarsi dalla sua sedia. Ma chi conosce da un po’ Matthew Nagle, tetraplegico costretto su una sedia a rotelle, ormai c’è abituato.

Penso quindi muovo
Grazie a un microchip sottile come un capello che gli è stato impiantato nel cervello più di un anno fa e che gli permette di compiere le azioni solo “pensando” di farle, quasi in modo simile a quello che faceva quando poteva usare i suoi stessi arti. Il microchip infatti è in grado di trasmettere l’attività neuronale di Nagle ad un computer che traduce il pensiero umano e invia “ordini” alle cose da muovere o da accendere.

Una speranza per il futuro
Quando qualche anno fa sono cominciati i primi esperimenti usando la nuova tecnica sui tetraplegici, nessuno sapeva se i neuroni della corteccia motoria, la zona del cervello responsabile del controllo dei movimenti, sarebbero stati ancora in grado di produrre segnali decifrabili dopo anni di inattività.
Ma l’esperimento su Nagle ha dato buoni risultati e il traguardo che gli scienziati si erano posti qualche tempo fa, cioè riuscire a restituire il movimento e la comunicazione alle persone paralizzate, sembra avvicinarsi. Anche se sarà molto più complesso applicare la tecnologia per far muovere braccia e gambe degli stessi pazienti, piuttosto che un braccio meccanico.

(Notizia aggiornata al 13 luglio 2006)

13 luglio 2006
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