Diagnosi precoce per la Xylella, la piaga degli olivi

Non ci sono ancora terapie per il batterio che uccide gli olivi, ma un nuovo strumento può aiutare a contenere l'infezione.

sputacchina
Larva di sputacchina (Philaenus spumarius): una piaga per le piante, se viaggia col batterio della xylella (Xylella fastidiosa). Per approfondire: chi porta la xylella, come avviene il contagio, le difficoltà a identificare una terapia.|Olimpio Ritota, su MyFocus 309

Le piante che possono essere infettate dal batterio Xylella fastidiosa sono circa 350: tra queste, alcune sono di notevole importanza economica, come gli olivi pugliesi, che da diversi anni ne sono afflitti. La diffusione del batterio tra gli olivi e le sue conseguenze sono note come CoDiRO (complesso del disseccamento rapido dell’olivo) e purtroppo il problema è ben lontano dall’essere risolto.

 

Ora, secondo uno studio (pubblicato su Nature Plants), realizzato dal Joint Research Centre europeo di Ispra (Varese), dal Dipartimento di scienze del suolo, della pianta e degli alimenti dell’Università di Bari e dall’Istituto per la protezione sostenibile della piante del CNR di Bari, potrebbe scendere in campo una nuova tecnologia che, se non combatterà l'infezione alle radici, potrà almeno monitorarne la diffusione con estrema cura. La tecnologia in questione è la ripresa spettroscopica fatta dall’alto su ampia scala.

 

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Batteri Xylella fastidiosa. | Valentain12 / WikiMedia

 

Strumenti limitati. Il monitoraggio su larga scala della diffusione del batterio è stato finora rallentato da un problema tecnico: il fatto che i metodi convenzionali di monitoraggio, che si basano sul rilevamento aereo con rilevatori all'infrarosso, identificano una pianta ammalata solo quando si trova nello stadio avanzato dell'infezione, cioè quando diventano evidenti la defogliazione delle parti più alte degli alberi, l’avvizzimento e la clorosi, ossia l’incapacità della pianta di produrre clorofilla.

 

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Xylella: foglie malate (clorosi) di un olivo in una fase precoce dell'infezione.

 

I sensori in grado di rilevare altri spettri, ossia altre lunghezze d’onda della luce, chiamati sensori iperspettrali, che possono raccontare qualcosa in più della malattia quando è ancora nelle fasi iniziali, e che sono presenti su alcuni tipi di satelliti, non possiedono la risoluzione sufficiente a distinguere i diversi gruppi di alberi al suolo.

 

La risposta della tecnologia. Il nuovo strumento iperspettrale, sviluppato apposta per risolvere i problemi di monitoraggio, montato su un piccolo aereo, ha permesso di discriminare se una pianta è sana, infetta, ammalata o profondamente ammalata.

 

«Utilizzando speciali telecamere, montate a bordo di un velivolo che ha sorvolato per due volte l’area interessata, è stato possibile eseguire sia analisi iperspettrali, scandagliando l’intero campo elettromagnetico, sia acquisizioni con sensori termici, che aiutano a capire lo stato di salute di una singola pianta», spiega Donato Boscia, del Cnr-Ipsp.

 

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Il batterio Xylella fastidiosa crea gravi problemi e, al momento, manca una vera terapia: per contenere la diffusione dell'infezione, sembra che non ci sia altro modo che abbattere le piante malate - che devono però anche essere identificate precocemente.

 

L'affidabilità del sistema è stata infine dimostrata dalle ispezioni sul campo, effettuate da esperti su 7.000 alberi di olivo in Puglia., e da analisi molecolari di laboratorio. Il nuovo strumento potrebbe dunque essere molto utile per per contenere il contagio del batterio dalle zone infette a quelle dove gli alberi sono ancora sani.

27 Giugno 2018 | Luigi Bignami