Sulle elezioni USA l'ombra delle "bombe Twitter"

Le chiamano "Twitter bombs" e potrebbero spostare alcuni dei pochi, preziosi voti che separano Barack Obama o Mitt Romney dalla vittoria: che cosa sono, e come funzionano?

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Barack Obama intento a twittare dalla Casa Bianca. Photo credit: REUTERS/Larry Downing

Mentre al di là dell'Atlantico gli americani si preparano a recarsi alle urne, una cyber minaccia potrebbe contribuire a spostare - irregolarmente - l'ago della delicatissima bilancia elettorale. I candidati, lo dicono i sondaggi, si giocheranno la presidenza USA punto a punto, contendendosi gli ultimi indecisi in pochi stati chiave. Ma dato il minimo scarto che separa Barack Obama e Mitt Romney, gli occhi degli esperti di social media sono ora puntati sulla forma di spam elettorale più insidiosa e moderna degli ultimi tempi: le "bombe" Twitter.

Per "bombe Twitter" si intende una sorta di spam in 140 caratteri: numerosi tweet con lo stesso hashtag e simili contenuti vengono postati da multipli account, e ritwittati migliaia di volte per promuovere un prodotto o, come in questo caso, un'idea politica. I Twitter feed degli utenti sono così riempiti di messaggi sullo stesso argomento e si è facilmente portati a credere che ciò di cui parlano sia trending topic sul social network, o che dietro a quei messaggi stia nascendo un movimento d'opinione. Naturalmente non è così: l'argomento è abilmente manipolato e cavalcato da un ristretto gruppo di persone e i tweet vengono ritwittati grazie a programmi creati per svolgere compiti in modo autonomo, conosciuti come "Bot" (che sta per "knowledge robot").

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Il fenomeno non è nuovo agli esperti del settore. Le bombe Twitter sono sfruttate in alcune campagne pubblicitarie particolarmente aggressive, ma sono già state usate anche in qualche occasione politica. Panagiotis Metaxas, esperto di informatica e social media presso il Wellesley College di Boston, ha studiato un caso di bombe Twitter relativo alla corsa elettorale per il Senato in Massachusetts nel 2010: all'epoca una "tweet factory" creata ad hoc nei giorni finali della campagna ha prodotto mille tweet, ritwittati però 60 mila volte. La campagna fu in quel caso promossa da un gruppo conservatore dell'Iowa in supporto del candidato repubblicano Scott Brown, che vinse la corsa. «Non posso dire se quell'episodio fece la differenza durante le elezioni» ha commentato Metaxas «ma in una gara decisa da poche centinaia o migliaia di voti, questo potrebbe costituire un fattore rilevante».

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La tattica dell'astroturfing - così viene chiamata la creazione a tavolino del consenso intorno a una determinata idea - su Twitter può pagare però solo nell'immediato. Può influenzare i trend su Twitter, questo è vero, ma a lungo termine rischia di "sporcare" il bagaglio "social" di un candidato, che di questi tempi è tutto (guarda anche Obama, Romney e i social network). Ecco perché sarebbe interesse degli stessi candidati politici prevenire questo tipo di supporto per non rovinarsi la reputazione.

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Le bombe Twitter, comunque, non sono le uniche bassezze elettorali in cui si può inciampare nella Rete. Esistono anche le bombe Google, ancora più subdole, dato che possono manipolare i risultati di ricerca. Qualche mese fa, per esempio, chi cercasse "completely wrong" su Google, otteneva foto di Mitt Romney, finché il motore di ricerca non ha modificato l'algoritmo.

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06 Novembre 2012 | Elisabetta Intini