Focus

SpaceX, un altro atterraggio fallito per il Falcon 9

La strada per i razzi riutilizzabili si arricchisce di un nuovo, atteso intoppo: il vettore di Musk ha mancato, venerdì, il rientro in mare. Ma si è comunque trattato di un successo a metà.

lanciobello
Il lancio del satellite SES-9. | SpaceX, Flickr

Ogni impresa visionaria annovera, nella sua storia, diversi tentativi a vuoto. L'idea di Elon Musk di un futuro in cui i razzi siano riciclabili non è da meno: venerdì notte un vettore Falcon 9 ha fallito per la quarta volta l'atterraggio su una piattaforma robotica in mezzo all'Atlantico, a causa di un rientro troppo veloce e poco controllato.

 

Un handicap pesante. Il razzo ha centrato la piattaforma, ma ci si è schiantato sopra. I tecnici della SpaceX se lo aspettavano. Il Falcon 9, lanciato da Cape Canaveral (Florida), ha messo in orbita geostazionaria (a 40.600 km di quota) un pesante satellite per le telecomunicazioni: il SES-9, 5,5 tonnellate di payload.

 

Carichi così pesanti impongono al Falcon 9 di viaggiare con meno carburante, e il propellente è necessario per garantire un rientro più lento e correggere la traiettoria, preparandola all'atterraggio. Lo stesso Elon Musk ha chiarito, in un tweet, di non avere avuto grandi aspettative su questo rientro:

 

Ma date le caratteristiche del lancio, anche solo aver raggiunto la piattaforma, prima di schiantarcisi sopra, è stato comunque un successo, come ha cinguettato l'astronauta Chris Hadfield:

 

Si va avanti. A dicembre la SpaceX era riuscita a far atterrare un razzo direttamente sul suolo, a Cape Canaveral. Ma rientrando in mare si risparmierebbe carburante, perché la piattaforma robotica è in grado di spostarsi in direzione del razzo. Ogni lancio di un Falcon 9 costa circa 61 milioni di dollari (oltre 55 milioni di euro): riuscire a riciclarlo comporterebbe un enorme risparmio economico.

 

7 marzo 2016 | Elisabetta Intini