Tecnologia

SpaceX porta in orbita satellite della Nasa, ma fallisce il rientro del primo stadio

Nuovo successo di lancio per SpaceX, ma rammarico per l’imperfetto atterraggio del primo stadio su di una piattaforma nell'oceano.

Ieri sera quando in Italia erano le 19 e 42 un razzo Falcon 9 della SpaceX ha lanciato in orbita terrestre satellite Jason-3 del Nooa (National Oceanic and Atmospheric Administration) e della Nasa, il cui compito sarà studiare gli oceani in relazione ai cambiamenti climatici.

Il lancio è stato perfetto, il satellite è già in orbita così che Falcon 9 si riconferma un mezzo di lancio preciso e sicuro.

Atterraggio fallito per colpa DI UNA ZAMPA. Come per alcuni lanci precedenti, SpaceX ha provato a far rientrare il primo stadio su una piattaforma nell'oceano. Il precedente tentativo era stato un successo: il primo stadio era tornato in prossimità della base di lancio di Cape Canaveral.

Il primo stadio del razzo Falcon 9 adagiato sulla piattaforma marina a causa del cedimento di una delle zampe di sostegno. Il rientro era stato perfetto. © SpaceX

Questa volta il lancio è avvenuto dalla base di Vandenberg in California e la piattaforma sulla quale sarebbe dovuto ritornare il primo stadio si trovava in Oceano Pacifico. Purtroppo, nonostante il ritorno sia stato perfetto e il razzo si sia adagiato sulla piattaforma, una delle zampe che lo dovevano sostenere non si è aperta correttamente (vedi video qui sotto) e così lo stadio è caduto incendiandosi.

Un tweet di SpaceX ha precisato che l’atterraggio è stato morbido, a 1,3 metri dal centro della chiatta, ma la zampa numero 3 non si è bloccata.

«Penso che la causa sia da imputare al ghiaccio che si è formato in fase di partenza e ritorno del razzo e questo ha impedito alla zampa di aprirsi in modo adeguato», ha spiegato Elon Musk, proprietario della SpaceX.

Perché atterrare su una piattaforma? Ma perché far tornare un razzo in mare, su una piattaforma, che è comunque in movimento? Lo spiega lo stesso Musk su Twitter. Gli atterraggi su piattaforme oceaniche (quella usata è stata derivata da una piattaforma petrolifera) sono necessari per i lanci di razzi che richiedono una velocità elevata. Non è una questione di risparmio sui costi del propellente, come si potrebbe pensare. Se durante un lancio è necessario che la separazione tra il primo e il secondo stadio avvenga a oltre 6.000 km/h, non è fisicamente possibile tornare al sito di lancio. Una chiatta consente di non dover eliminare la velocità laterale che ha il razzo in fase di ascesa e quindi la separazione degli stadi può avvenire fino a 9000 km/h.

Falcon 9 in fase di partenza dagli Stati Uniti, A bordo un satellite della NASA per lo studio degli oceani. Pochi sanno che il satellite Jason-3 è stato costruito anche in Italia da Thales Alenia Space, un'azienda italo-francese. © Nasa

Ma va detto che l’incidente sarebbe successo anche se il primo stadio fosse ritornato sulla terraferma, perché in ogni caso il problema era l’apertura della zampa metallica e non il punto di atterraggio che è stato centrato in pieno.

La strada di far tornare il primo stadio per essere recuperato non si fermerà con questo incidente, perché mettendo a punto il ritorno del primo stadio si risparmierà moltissimo sui costi di lancio, recuperando i nove motori.

18 gennaio 2016
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