Scoperte casuali: il vetro che si ripara da solo

Arriva dal Giappone il vetro per lo smartphone che si ripara da solo. I frammenti, tenuti assieme per 30 secondi, si ricombinano da soli (forse).

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Da buttare? Niente affatto!|Svetlana San'kova/Shutterstock

Durante alcuni esperimenti su materiali adesivi, un ricercatore dell'università di Tokyo si è imbattuto in uno "strano polimero" (che cosa sono i polimeri?) capace di autoripararsi. Con una leggera pressione esercitata per 30 secondi due parti separate da una frattura possono ricombinarsi, senza colle o calore.

 

Il collante molecolare. Sorpreso dal comportamento del materiale, Yu Yanagisawa ha effettuato una serie di studi per verificare l'effettiva capacità del "vetro" di ripararsi così facilmente.

 

Da ciò che lui e i suoi colleghi hanno osservato, il polimero riesce a ricucirsi grazie alla tiourea, una sostanza che agisce da collante perché favorisce il legame idrogeno che tiene insieme la molecola.

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Il vetro (opaco) rotto e rapidamente "ricostituito" con una semplice pressione. | A hirata/YouTube

Non il primo, ma il migliore. Non è la prima volta che viene scoperto un materiale con questa proprietà, ma gli altri di questo genere non hanno una struttura robusta, oppure richiedono calore, o hanno bisogno di interi giorni per ripararsi.

 

Oltre che per gli schermi degli smartphone, questo risultato è molto interessante in campo medico, dove forse in futuro verrà utilizzato come rafforzante per le ossa o nella costruzione di tessuti.

 

Riparare fa bene all'ambiente. Guardando al futuro più immediato, potremmo presto avere una ricaduta positiva di questo studio sullo schermo del nostro smartphone, con grande beneficio del portafogli e dell'ambiente. «Se qualcosa dura di più, si creano meno rifiuti», afferma Yanagisawa: «spero che questo vetro riparabile diventi un nuovo materiale ecologico che non richieda di essere buttato se si rompe.»

 

In attesa che arrivi sul mercato un simile vetro, però, potete sempre ricorrere alla soluzione descritta nel video qui sotto.


19 Dicembre 2017 | Davide Lizzani