Si impianta una fotocamera nella nuca per amore dell'arte

E' una fotocamera nella nuca.

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L'arte contemporanea fa spesso uso del corpo umano come mezzo d'espressione: prendete i capolavori di artisti quotati del calibro di Vanessa Beecroft e Spencer Tunick e ne avrete dei fulgidi esempi. C'è anche chi inverte la prospettiva e fa del proprio corpo un'opera d'arte, con risultati alquanto discutibili: Jocelyn Wildenstein ha investito milioni di dollari per assomigliare ad un gatto, mentre Diablo Delenfer, al secolo Gavin Paslow, ha speso l'intero sussidio di disoccupazione per ottenere le sembianze del diavolo, con tanto di corna e lingua biforcuta. Precisiamo subito che gli psicologici riconducono scelte di tipo così estremo a gravi forme di dismorfofobia, un disturbo della personalità che nasce da una visione distorta dell'aspetto esteriore.

 

Ad essere sinceri, anche noi crediamo che ci sia più d'un pizzico di follia dietro al progetto 3rdI, ideato dal professor Wafaa Bilal della New York University: l'uomo, infatti, si farà impiantare chirurgicamente una fotocamera digitale nella nuca - il terzo occhio che dà il titolo all'opera - che per un anno effettuerà automaticamente uno scatto ogni minuto. Via wireless, l'immagine verrà prontamente trasmessa ad un PC del Mathaf, il Museo arabo di Arte Moderna in Qatar, dove sarà esposto un maxi schermo che la mostrerà in diretta al pubblico. Tutto sommato, l'esperimento è affascinante: rappresenta con forza l'eccellente integrazione che l'umanità ha raggiunto con le moderne tecnologie e la straordinaria efficienza di queste, ma suscita ancora più di una discussione. E' evidente che in numerose occasioni violerà la privacy dei cittadini, perché lo stesso Bilal si trasformerà in una sorta di sistema di videosorveglianza ambulante e, inoltre, una scelta simile pone in forte dubbio il valore didattico del docente, il quale potrebbe suscitare ulteriore disagio negli studenti ed influenzare negativamente l'ambiente accademico circostante. D'altra parte, il buon Wafaa non è nuovo a trovate provocatorie: in passato, si fece tatuare sulla schiena una cartina geografica dell'Iraq, con un punto d'inchiostro rosso per ogni caduto americano ed uno visibile solo ai raggi UV per ogni civile iraqeno ucciso; sul suo sito personale, pubblicò perfino un videogame dove egli stesso impersonava un kamikaze che doveva essere utilizzato per uccidere l'allora presidente George W. Bush. E' già stato allestito un sito ad hoc, dove al momento è possibile visualizzare il countdown prima dell'inizio di 3rdI, fissato per il prossimo 15 dicembre: a partire da quel giorno, siamo certi che lì verranno mostrate le stesse immagini in contemporanea con il Mathaf.

 

E' difficile esprimere un giudizio su sperimentazioni così ardite ed avanguardistiche, ma è d'obbligo tornare con la memoria alle riflessioni del saggista francese Hervé Juvin, che nel suo "Il trionfo del corpo" identifica proprio in quest'ultimo elemento il valore unico ed assoluto riconosciuto oggi dalla nostra civiltà, dopo la caduta delle ideologie e la crisi religiosa: il corpo sta diventando fulcro e motore di ogni attività umana, sia fisica che intellettuale, nonché la vera base di una nuova economia, la cosiddetta "Body economy" e basta guardarsi attorno per capire che ha inequivocabilmente ragione.

 

18 novembre 2010 | Luca Busani