Si ammalano gli operai che hanno aiutato a ripulire il Golfo del Messico

Gli operai sono le nuove vittime.

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E' passato quasi un anno dal disastro petrolifero avvenuto nel Golfo del Messico: in quei giorni drammatici giorni milioni di barili di oro nero si sono riversati inesorabilmente in mare, danneggiando in modo significativo l'ambiente. Ad oggi, gli scienziati ritengono che, grazie al costante lavoro di bonifica, la zona contaminata sia quasi tornata alla normalità. L'altro lato della medaglia, però, riguarda gli operai che hanno dato il loro contributo in questi mesi per ripristinare la situazione: in Louisiana ci sono ben 415 persone che presentano sintomi che possono essere ricollegati al disastro petrolifero.

 

Ad esempio, Jamie Simon ha lavorato per sei mesi, dopo la catastrofe, su una chiatta, venendo a contatto con i disperdenti chimici: benchè fosse stato rassicurato sulla assoluta innocuità del prodotto, oggi Simon soffre di vertigini, vomito, infezioni alle orecchie, gonfiori di gola, deficit visivo in un occhio e perdita di memoria. Secondo i medici, queste sintomatologie non possono essere collegate direttamente all'esposizione a tali sostanze; al contrario, i "Centers for Disease Control and Prevention" ritengono che i disperdenti possano creare danni al sistema nervoso centrale, ai reni o al fegato. Andre Gaines, un altro lavoratore che ha dato il suo contributo per ripulire il Golfo del Messico, ha raccontato alla conferenza "Power Shift 2011" la sua - agghiacciante - esperienza: gli aerei rilasciavano i disperdenti indistintamente su acqua e operai, bruciando la pelle di quest'ultimi e rendendo l'aria irrespirabile. Molti, tra cui anche lui, che è stato poi ricoverato in ospedale, crollavano a terra, intossicati da un misto di agenti chimici e fumi tossici del petrolio.

 

Anche se sembra evidente una relazione tra la marea nera e la salute degli operai, la BP, proprietaria di quella piattaforma petrolifera da cui è fuoriuscito l'oro nero, ritiene che, riguardo i resoconti di malattie e infortuni riportati dagli operai, "i dati clinici indicano che non differiscono in maniera sensibile da quello che ci si aspetterebbe rispetto a un lavoro di queste dimensioni in circostanze normali". (ga)

 

19 aprile 2011 | Stefano Caneva