Innovazione

Se il social ti spia...

Secondo alcune ricerche navigare sui social network sarebbe pericoloso per la privacy?. Cosa c'è di vero? E cosa dicono gli accusati?

Secondo una recente inchiesta del Wall Street Journal la condivisione dei contenuti sui social network metterebbe a serio rischio la privacy dei navigatori. Cosa c'è di vero? E cosa dicono gli accusati? (Focus.it, 26 maggio 2011)

Siete molto social? Vi piace condividere con gli amici via Facebook, Twitter e Buzz assortiti tutto ciò che state leggendo/guardando/ascoltando in Rete? La vostra privacy è rischio: lo sostiene una recente inchiesta pubblicata dal Wall Street Journal che mette in guardia dai pericoli dei social widget, cioè i pulsanti come "I like" o "Share" che permettono la condivisione dei contenuti.

Pedinamenti digitali
Secondo quanto si legge nell’articolo, queste applicazioni permetterebbero ai vari Facebook, Twitter e Google di tracciare i percorsi di navigazione degli utenti anche se non hanno cliccato o condiviso nulla in tempi recenti. In pratica i social network saprebbero tutto ciò che avete fatto in rete, che siti avete visitato, per quanto tempo e quando.
La questione è spinosa perché i social network, Facebook in particolare, hanno a disposizione molte informazioni sui loro iscritti: nome e cognome, amicizie, parentele, preferenze musicali ma anche politiche o religiose. E collegandole ai siti che avete visitato potrebbero scoprire molte altre cose: per esempio dove vi piace andare in vacanza, cosa vi piace mangiare, se soffrite di alitosi o se siete interessati a prodotti contro la sudorazione dei piedi.

Ti piace questo elemento?
Lo scenario è effettivamente agghiacciante. E, secondo l’autore dell’inchiesta, perché questo meccanismo si metta in moto è sufficiente che abbiate cliccato un "mi piace" o un "condividi" negli ultimi 30 giorni.
Non serve a niente chiudere il browser o spegnere il computer: per disinnescare i siti spioni occorre effettuare il log out da Facebook, Twitter o Google al termine di ogni sessione. Ma loro, i social network, come si difendono da queste pesanti accuse?

La parola alla difesa

Non negano, ma minimizzano: Facebook e Google sostengono di utilizzare i dati di navigazione raccolti tramite i widget solo per meglio calibrare le pubblicità che vengono mostrate agli utenti. Le aziende spiegano che tutti i dati vengono "anonimizzati", e non è possibile ricondurli a uno specifico utente. Facebook in particolare ha dichiarato al Wall Street Jorunal di cancellare tutte queste informazioni ogni 90 giorni.
Il problema della privacy è ancor più pressante per gli utenti degli smartphone, che temono di essere seguiti non solo online nei loro percorsi virtuali, ma anche nella realtà attraverso i GPS e i sistemi di geolocalizzazione dei loro dispositivi.

Ecco il colpevole

Il Wall Street Journal ha fatto analizzare da esperti informatici i social widget presenti nei 1000 siti più visitati del web ed è emerso che 331 di loro inviano dati a Facebook e 250 a Google. Ma dov’è il trucco? In un programmino di pochi kb di peso chiamato cookie che i social network inviano al browser dell’utente ogni volta che questo si collega, condivide o fa altre operazioni che prevedono un log-in.
Da quel momento in poi il cookie riconoscerà tutti i siti ai quali l’utente si collega e nei quali è presente il social widget, raccoglierà i dati e li invierà al social network.

Non è vero, ma ci credo
Facebook però rassicura: Bret Taylor, responsabile tecnico dell’azienda di Mark Zuckberg, spiega al Wall Street Journal che i cookie servono solo a mostrare ad un utente quali contenuti di quella pagina sono stati visitati o condivisi dai propri amici. "Non sono stati progettati per tracciare nessuno" afferma.
Eppure Facebook continua a piazzare i propri cookie sui PC di chiunque abbia visitato la sua homepage anche se non è membro della sua community. Taylor sostiene che è una misura di sicurezza finalizzata a evitare attacchi informatici.
Sarà, ma nel dubbio il consiglio è quello di effettuare il log-out dai social network ogni volta che si è finito di utilizzarli.

25 maggio 2011
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