Ritornare al petrolio dalla plastica attraverso l'energia solare

Si usa l'energia solare.

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L'idea di base è stata lanciata da Akinori Ito, della Blest Corporation, il quale ha ideato una macchina in grado di produrre petrolio dalla fusione della plastica tramite l'utilizzo di una piccola parte, il 9%, di ogni litro del combustibile fossile da lei stessa prodotto: la Land Art Generator Initiative ritiene di poter far meglio. Al posto di utilizzare petrolio per alimentare il processo di recupero, hanno proposto di costruire una torre ad energia solare con le stesse funzioni: il progetto ha preso il nome di Plastikoleum.

Questa soluzione, oltre agli ovvi benefici in termini ecologici, riesce a produrre ben 10 tonnellate di petrolio l'ora, molto più dei "soli" 50 kg all'ora di cui è capace il macchinario pensato da Akinori Ito. Il processo di conversione, però, produce gas tossici ma, come propone Rob Ferry, la plastica può essere fusa in una camera privata dell'ossigeno. La produzione, utilizzando 10 MW di energia, che è solo la metà del totale ricavabile da una torre solare convenzionale, potrebbe aggirarsi intorno ai 900 barili di petrolio al giorno: calcolando che il prezzo di vendita di ognuno di questi si aggira sui 100$ si può ottenere un guadagno annuale di quasi 33 milioni di Dollari. Niente male, considerando che in soli 2 anni verrebbero recuperate le spese necessarie per l'attuazione del progetto.

In definitiva, ci sono molti vantaggi che derivano da questo Plastikoleum: che sia arrivata l'ora di un calo dei prezzi del carburante? (ga)

25 Maggio 2011 | Stefano Caneva