Innovazione

Ricordati che devi morire? Ci pensa Google

Un nuovo sistema di intelligenza artificiale prevede il decorso clinico dei pazienti, anche quello più drammatico. Ma l’impiego dell’AI nel settore clinico suscita anche qualche dubbio etico.

Google sa molte cose su di noi, forse anche quando esaleremo l'ultimo respiro: secondo uno studio pubblicato su Nature potrebbe infatti conoscere, in anticipo, anche la data della nostra morte, grazie a un nuovo sistema di intelligenza artificiale sperimentato in due ospedali degli Stati Uniti con l'obiettivo di prevedere il decorso clinico dei pazienti, decesso compreso, e i loro tempi di degenza nei vari reparti.

Artificial Doctor. La rete neurale messa a punto da Big G utilizza un'immensa mole di dati, che comprende tutte le informazioni cliniche disponibili sui pazienti e la storia ospedaliera di casi simili. I dati di anamnesi e le correlazioni vengono disposti su una linea temporale: il software è in grado di leggere ed elaborare ogni tipo di informazione, dagli esami di laboratorio ai referti di una TAC, fino alle note scritte a mano.

In questo modo il sistema è in grado di stimare la cadenza dell'evento successivo, fino a un'ipotesi statistica sulla data della morte.

Questione di dati. Questo sistema di AI, a prima vista un po' inquietante, una volta che ne sarà verificata l'effettiva precisione aiuterà i medici a compiere scelte più mirate e ad assegnare a ogni paziente le migliore priorità. Contribuirà insomma a salvare vite umane: dal punto di vista pratico potrà infatti fare risparmiare ai sanitari molto tempo, evitando loro di dover trovare e studiare dati tra loro inconsistenti e presentati in formati diversi.

Anche queste sono curiosità: 12 fatti scientifici che (forse) non sapevi sulla morte. © Shutterstock

Quella messa a punto da Google è comunque solo la più recente applicazione dell'AI al mondo della salute. Altri esempi di queste soluzioni sono i software che utilizzano la potenza delle reti neurali per diagnosticare il tumore ai polmoni e le disfunzioni cardiache con più precisione rispetto ai medici umani.

Quei precedenti non sembrano però paragonabili al modello predittivo che sta sperimentando Google, basato sulla raccolta e la centralizzazione di tutti i dati sanitari di un individuo.

E la privacy? L'idea che una delle più grandi aziende private al mondo, che è anche il primo operatore nel mercato della pubblicità online, abbia accesso su larga scala ai dati clinici delle persone suscita qualche perplessità. Il timore è che Google possa utilizzare la sua forza economica e tecnologica per affermarsi anche come monopolista nel mercato della salute.

Secondo quanto riporta TechCrunch, la scorsa settimana Deep Mind Health, società della galassia Google che si occupa di AI applicata alla salute, è finita sotto inchiesta da parte delle autorità del Regno Unito per aver raccolto dati sanitari di pazienti inglesi, senza il loro esplicito consenso, a partire dal 2017.

Il problema è dunque, ancora una volta, quello della trasparenza: l'American Medical Association ammette senza riserve che la potenza di una AI di quel genere, unita all'esperienza dei medici, potrà contribuire a salvare numerose vite umane. Ma è indispensabile che i governi di tutto il mondo si accordino per regolare l'accesso e l'utilizzo di queste informazioni da parte di aziende private.

25 giugno 2018 Rebecca Mantovani
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