Ragni, formiche e tecnologia

Video - Creata in laboratorio una nuova struttura metallica super-idrorepellente, che non affonda mai: una tecnologia che si ispira a ragni e formiche.

Arriva dagli Stati Uniti la notizia di una invenzione davvero notevole, descritta su ACS Applied Materials and Interfaces: una struttura metallica così idrorepellente che si rifiuta di affondare, tornando a galla anche dopo essere stata tenuta sott'acqua per mesi. Si tratta di una struttura biomimetica, sviluppata cioè ispirandosi alla natura (in questo caso a ragni e formiche).

 

La tecnica utilizzata dai ricercatori dell'Università di Rochester (Usa) per costruire la struttura (presentata per la prima volta nel 2015) consiste nell'utilizzare impulsi laser per intagliare sulla superficie metallica intricati motivi su micro e nanoscala: la trama metallica trattiene infinitesime quantità di aria, sufficienti a rendere la superficie idrorepellente, ma non a lungo. Per arrivare alle proprietà superidrofobiche i ricercatori hanno dovuto ispirarsi ai ragni palombari (Argyroneta aquatica) e alle formiche di fuoco (Solenopsis invicta).

Animali ingegnosi. I ragni palombari vivono sott'acqua: tessono la loro ragnatela, la agganciano a una pianta acquatica e creano una sorta di campana; dopodiché la riempiono d'aria, che trasportano dalla superficie in piccole quantità servendosi dei peli dell'addome. Le formiche di fuoco, per salvarsi da improvvise inondazioni formano una zattera galleggiante unendosi le une con le altre: anche in questo caso, il segreto sta nelle piccole quantità di aria che, intrappolate nella "rete vivente", creano un cuscinetto galleggiante.

Hi-tech ingegnoso. La nuova struttura si compone di due piatti in alluminio la cui superficie trattata col laser è rivolta verso l'interno, anziché verso l'esterno: grazie alla trama incisa, tra i due piatti si crea un'intercapedine d'aria che non sfugge, una specie di compartimento stagno che permette alla struttura di galleggiare.

 

Le proprietà della struttura sono state messe alla prova in ogni modo, anche tenendola sott'acqua per due mesi, al termine dei quali è riemersa come se nulla fosse. Nemmeno forature multiple hanno potuto affondarla: l'aria è rimasta comunque intrappolata nelle parti restanti del compartimento, facendola galleggiare. Ora, naturalmente, si tratta di industrializzare la nuova struttura, declinandola in materiali adatti a molteplici applicazioni - dai dispositivi galleggianti da indossare alle grandi navi davvero inaffondabili.

6 dicembre 2019 | Chiara Guzzonato