Innovazione

Prime risse tra umani e vetture autonome

Dall'inizio dell'anno negli Stati Uniti si sono registrati diversi episodi di intolleranza nei confronti di vetture autonome e altri robot: è... tecno-razzismo?

Le vetture senza conducente cominciano a essere antipatiche, in California, dove dall'inizio dell'anno la polizia ha dovuto prendere atto di due attacchi alle driverless car da parte di pedoni o altri automobilisti.

Ciò che stupisce è che, comunque, nei due casi riportati, al volante delle vetture era regolarmente seduto un conducente umano, così come previsto dal codice della strada in vigore nello Stato americano.

Botte alla Bolt. Il primo incidente è avvenuto a San Francisco, dove un pedone ha assalito una Chevy Bolt che si era fermata per permettergli di attraversare la strada. L'uomo ha "assalito" la vettura, danneggiando il paraurti.

Il secondo assalto, sempre a San Francisco, ha coinvolto un'altra Bolt ferma in fila dietro a un taxi. Il conducente dell'auto pubblica è sceso dal suo veicolo e ha preso a pugni la vettura autonoma incrinando il finestrino del passeggero.

In California non è raro incrociare le driverless car. La legge ne consente l'impiego a patto che al volante ci sia un essere umano pronto a intervenire, ma è già al vaglio delle autorità la possibilità di sperimentazioni senza supervisione umana.

Chi ha paura del robot? Due episodi non fanno una storia, ma in questo caso sembra essere solo la punta dell'iceberg: a San Francisco gli automi (in generale) non sembrano essere particolarmente ben visti, come dimostra anche un altro episodio arrivato fino alle cronache. Qualche settimana fa un gruppo di cittadini ha messo fuori uso un robot di sorveglianza (video qui sotto) utilizzato dalla protezione animali per controllare il perimetro di una sua proprietà: gli assalitori lo hanno neutralizzato cospargendo i suoi sensori di salsa barbecue.

La spiegazione più plausibile per questi attacchi potrebbe essere la paura che i robot, nel giro di qualche anno, possano rubarci il lavoro: in effetti taxisti e agenti di sorveglianza sono le categorie più a rischio.

Più lavoro per tutti. Diversi analisti sono però concordi nel ritenere che la rivoluzione industriale innescata dalla robotica non metterà in crisi il mondo del lavoro umano, ma semplicemente lo ridisegnerà. Ne abbiamo parlato diffusamente qui:

A sostegno di questa ipotesi ci sono diverse evidenze: in Germania, per esempio, terzo mercato al mondo per la robotica, tra il 2009 e il 2015 la disoccupazione è calata del 37% mentre negli stessi anni il numero di robot venduti negli Stati Uniti è aumentato del 500%, contribuendo a creare 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro solo nel settore automobilistico. Certo, è possibile che alcuni comparti di lavoro umano saranno più sofferenti di altri - e non sarebbe certo la prima volta che succede: dall'alba dei tempi la tecnologia serve a fare in breve ciò che costa fatica. Ma non è "colpa" della tecnologia: sta alla società trovare un equilibrio a tappe per consentire agli umani di emanciparsi da un'occupazione e inventarne un'altra.

13 marzo 2018 Rebecca Mantovani
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