Innovazione

La prima opera teatrale scritta da un robot

Tra dialoghi nonsense, barzellette che non fanno ridere e una certa predilezione a parlare di sesso, il debutto teatrale dei robot non è stato un gran successo.

Ricordate il robot romantico e tenero interpretato da Robin Williams nell'Uomo bicentenario? Pare che l'Intelligenza Artificiale non abbia nulla del sentimentalismo che ci viene propinato al cinema e sui libri, anzi: leggendo la pièce teatrale scritta da una mente artificiale, sembrerebbe che l'unico chiodo fisso dell'IA sia il sesso. Nulla di strano, peraltro: il componimento è stato prodotto attingendo da internet, dove la pornografia è molto presente.
 
Lo spettacolo, dal titolo "AI: When a Robot Writes a Play" (IA: Quando un robot scrive un'opera teatrale), è stato curato dal Centro ceco di Londra e il Teatro Švanda di Praga: «abbiamo voluto celebrare il centenario dell'invenzione della parola robot», si legge sul sito ufficiale del progetto (chiamato "TheAItre", in un gioco di parole tra theatre, teatro, e AI), che ricorda che fu proprio un drammaturgo cecoslovacco, Karel Čapek, a utilizzare il termine per la prima volta nella sua opera R.U.R. (Rossum's Universal Robots, I robot universali di Rossum).

50 sfumature di umanità. Il dramma in scena narra di un robot che, dopo la morte del suo padrone, si deve rapportare da solo con la razza umana. Durante lo spettacolo, che dura circa un'ora, il robot incontra diverse persone: secondo il Guardian, il modo in cui si comporta "ricorda stranamente le fantasie di un uomo di mezza età". «Vorrei che il mio io binario avesse un corpo come il tuo», dice a una donna, aggiungendo complimenti del calibro di «le tue labbra sono calde come il miele» e proposte indecenti quali «farò l'amore con te su tutto il tuo corpo».
 
Sesso a parte, il robot non brilla nemmeno per comicità: quando un bambino gli chiede di raccontargli una barzelletta, risponde «quando sarai morto, quando anche i tuoi figli e i tuoi nipoti saranno morti... io sarò ancora vivo». Più che una battuta, sembra una minaccia.

Cose da umani. A parte la tendenza a portare ogni conversazione sul sesso e la scarsa simpatia, il robot non riesce proprio a confrontarsi in modo credibile con i temi importanti della vita: l'amicizia, la morte, l'amore, sono questioni che vengono toccate, ma senza drammaticità, profondità e senza che vi sia un filo logico nella storia. "Le scene, una più surreale dell'altra, si susseguono come in un incubo", si legge sul Guardian. Insomma, ha ancora ragione Oscar Wilde: il teatro rimane «il modo più immediato in cui un essere umano può condividere con un altro il senso di ciò che significa essere un essere umano».

13 marzo 2021 Chiara Guzzonato
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