Panasonic annuncia il robot shampista

Laverà i capelli in ospedale.

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Secondo una recente stima della Federazione Internazionale di Robotica (IFR), entro 3 anni il valore complessivo del mercato dei robot supererà i 10 miliardi d'euro. Probabilmente è stato ottimisticamente arrotondato per eccesso, ma indica inequivocabilmente che il settore a breve conoscerà una rapidissima espansione. Chi soffre della sindrome di Frankestein è avvisato: farebbe bene a curarsi, oppure a cercare una comunità Amish dove trascorrere i prossimi anni, perché gli automi invaderanno la nostra quotidianità. Posto in questi termini, potrebbe sembrare spaventoso anche per chi crede ciecamente nel progresso tecnologico, risvegliando ricordi di terribili film fanta-apocalittici del calibro di Matrix e Terminator; in realtà, i primi a nascere saranno semplici strumenti per migliorare la qualità della nostra vita e, soprattutto, per semplificarla, non minacciarla.

 

Tra un paio di giorni potremo ammirare una bella panoramica su ciò che ci attende a Tokyo, dove aprirà i battenti H.C.R. 2010, il salone delle attrezzature per la riabilitazione e la cura della casa. In quella circostanza, Panasonic presenterà il suo nuovo robot shampista: avrà l'aspetto di un lavandino di dimensioni superiori alla media, sormontato da ben 16 dita meccaniche che dovranno insaponare, massaggiare e risciacquare i capelli di chi si sottoporrà al suo trattamento. Il suo primo impiego previsto sarà strettamente ospedaliero, perché verrà utilizzato per l'igiene dei degenti in condizioni fisiche precarie. Il marchio giapponese non è nuovo a progetti in quest'ambito, in quanto appena un anno fa aveva presentato un letto cibernetico in grado di trasformarsi automaticamente in sedia a rotelle, e non cela il proprio ottimismo per l'avvenire della robotica di tipo assistenziale: Panasonic ha, infatti, stimato di sviluppare entro 5 anni un giro d'affari che dovrebbe superare il miliardo d'euro.

 

L'inconveniente principale che non deve sfuggire alla coscienza ecologista d'ognuno di noi è che questa tendenza porterà ad un inevitabile innalzamento dei consumi; pertanto diventerà essenziale la ricerca e lo sviluppo di nuove fonti rinnovabili a costi accessibili, altrimenti nel prossimo decennio rischieremo il tracollo energetico planetario ed allora torneranno alla mente altri film, altrettanto terribili ed apocalittici, ma completamente atecnologici, come The Day After oppure The Road.

 

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27 settembre 2010 | Luca Busani