Innovazione

Test di Turing: non è vero che un computer lo ha superato

Presentato come una svolta rivoluzionaria, il risultato del programma Goostman che avrebbe superato il test di Turing non è senza precedenti. E gli stratagemmi usati per ingannare la giuria non sono molto seri.

Contrariamente a quanto sostenuta dall’Università di Reading nel suo comunicato, non sarebbe vero che un’intelligenza artificiale ha superato il test di Turing (come vi avevamo spiegato qui, avanzando già qualche perplessità).

Ecco cosa è successo. Un programma di nome Eugene Goostman ha partecipato alla competizione organizzata dalla Royal Society di Londra per il sessantesimo anniversario della morte di Alan Turing. Nel corso dell’evento cinque computer hanno intrattenuto conversazioni via chat con alcuni giudici, con l’obiettivo di farsi scambiare per esseri umani. Alla base della competizione c’è il famoso “test” di Turing nel 1950: se una macchina è in grado di comunicare con un essere umano senza essere riconosciuta per quel che è, allora si potrebbe ritenere che, in un certo senso, sia in grado di “pensare”.

Finto tredicenne
Il programma Goostman ha finto di essere un tredicenne ucraino ed è riuscito a convincere il 33% della giuria. L'organizzatore dell'evento, il professor Kevin Warwick, ha quindi dichiarato che il programma aveva superato la "soglia del 30 percento" richiesta per passare il test, inaugurando così una nuova era nel campo dell'intelligenza artificiale. E qui si nasconde la fregatura.

La soglia che non c'è
Alan Turing non ha mai fissato la soglia del 30% nei suoi scritti (al massimo si era limitato a prevedere che entro il 2000 «un esaminatore medio non avrebbe avuto più del 70% di probabilità di fare un'identificazione corretta dopo cinque minuti di domande», ma non in questo consiste il suo test). Quel che il matematico inglese sosteneva è che la prova si sarebbe potuto considerare passata se la macchina fosse stata in grado di suscitare l’errore nell’esaminatore con la stessa frequenza con cui questi confonderebbe un uomo e una donna. Il 33%, per quanto significativo, non è in linea con le richieste di Turing.

Inganno ergo sum
Inoltre per giungere a quella percentuale i programmatori di Goostman hanno usato degli stratagemmi ai limiti dell’inganno: sostenere che il programma fosse un ragazzino straniero – per giustificarne gli errori grammaticali – e tredicenne – per consentirgli di scapolare dalle domande più difficili con un “preferisco non rispondere” – ha probabilmente alterato l’impianto originale del test.

Record passati
A ciò si aggiunga che in passato erano già state raggiunte soglie anche più alte – nel 2011 Cleverbot era andato vicino al 60%, quasi il doppio di Gootsman - e dunque l’enfasi mostrata in questo caso pare decisamente strumentale.

Non contribuisce a considerare serio l’esperimento la fama di Kevin Warwick: da quando ha sostenuto di essere il primo umano cyborg – per essersi fatto innestare dei chip sottocutanei – viene scherzosamente chiamato “Captain Cyborg” dalla stampa inglese, che non lascia passare inosservata nessuna delle sue “sparate”, dai «computer vivi, al pari di pipistrelli o corvi» agli «esseri umani infettati da virus informatici».

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10 giugno 2014 Tommaso Canetta
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