Tecnologia

MySpace risorge... ma che fine hanno fatto i primi grandi social network?

My Space si rifà il look... sulle ali della musica e le note di Justin Timberlake. Ma la breve storia della rete è ricca di grandi promesse non mantenute e progetti caduti nell'oblio.

La breve storia della rete è ricca di grandi promesse: social network, motori di ricerca e siti in generale che sembravano poter cambiare il mondo e che sono spariti, affondati, superati dalla forza dell’innovazione e della concorrenza e schiacciati – forse – da previsioni troppo ottimistiche di una crescita senza fine.

Il nuovo MySpace
Prendiamo la parabola di MySpace che proprio in questi giorni si è rifatto completamente il look. Nasce nel 2003 come un social network di musicisti e artisti e in meno di 3 anni raggiunge l’allora straordinario record di 100 milioni di utenti. Nel 2006 viene acquistato dalla NewsCorp di Rudolph Murdoch per 580 milioni di dollari. Un record. Nel 2007 viene valutato 12 miliardi di dollari. Un altro record. Ma è proprio allora che incomincia il declino. Le entrate pubblicitarie calano e gli utenti non crescono più come una volta, complice la mancanza di innovazione. Nel 2008 My Space viene superato da Facebook che gli “ruba” milioni di utenti ogni settima. Il tracollo è così radicale che nel giugno 2011 viene svenduto per “solI” 35 milioni di dollari a un network pubblicitario.
Nel 2012 parte la rinascita: il cantante Justin Timberlake, che nel frattempo è diventato azionista del sito, introduce MySpace TV. Il sito guadagna un milione di nuovi iscritti, si rinnova, ma non è più un social network. È diventato un sito musicale che offre la più grande piattaforma di musica gratuita online. A gennaio 2013 (il 16 per la precisione) si rifà nuovamente il look, cambia l'esperienza di navigazione e soprattutto si focalizza - come agli esordi - sulla musica (i dettagli li leggi e vedi qui).

E Facebook?

Oggi non ha rivali, con 1 miliardo
di utenti attivi e 3,71 miliardi di dollari di fatturato nel 2011. Il 21 maggio 2012 Facebook sbarca a Wall Street con una valutazione molto ambiziosa: 100 miliardi di dollari, 38 $ ad azione. A dicembre era già sceso a 26. L’inizio della fine? Presto per dirlo. Intanto avanzano Twitter, Tumblr, Linkedin, Pinterest....

L'oblio di Second Life
Ancora più drammatica è la storia e il destino di Second Life. Il mondo virtuale nasce nel 2003 e si sviluppa fino al 2007 quando – al culmine della notorietà – accoglie nelle sue piazze le filiali delle principali banche mondiali, la casa di Playboy (con le sue conigliette), persino una sede del neonato partito di Antonio Di Pietro, allora ministro delle infrastrutture.
Ma il declino è rapido quanto la crescita. Lo sviluppo si arresta, bloccato da problemi tecnici nei server, non più in grado di sostenere il numero crescente di utenti, e dalle leggi di molti Paesi che impongono limitazioni all’uso della sua moneta virtuale (i linden dollars). Il colpo di grazia arriva dalla diffusione degli smartphone con cui si può rimanere in contatto con gli amici di Facebook o twittare, ma non andare su Second Life.
Oggi la vita sul social network continua, ma i negozi sono chiusi, i milionari virtuali spariti. Nel mondo sopravvivono meno di 750 mila utenti attivi, tra cui il ministro degli esteri Giulio Terzi che il 12 novembre 2012 ha creato un memoriale virtuale per i caduti dell’attentato di Nassirya in Iraq. Mentre Linden Lab, che ha creato e gestisce la piattaforma, ha trovato più redditizio sviluppare App per tablet e smartphone.
Oggi Facebook è il Social network per antonomasia. Non ha rivali, non mostra segni di declino con il suo miliardo di utenti attivi e 3,71 miliardi di dollari di fatturato nel 2011. Ma domani? La sua storia potrà ricalcare quella delle diverse “Pompei” del web?

Che fine hanno fatto?
Dalla pecora Dolly al Mose, dal buco nell'ozono alle terapie con le cellule staminali, dalla mappatura del genoma alla fusione fredda di Andrea Rossi, che cosa ne è stato di promesse, allarmi e scommesse di cui si è parlato e dibattuto tanto negli anni scorsi? Lo raccontiamo su Focus 243 in edicola fino al 21 gennaio e online per sempre.

17 gennaio 2013
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