Innovazione

Musica: la psicologia del ballo

Che la musica sia di Lady Gaga o Bob Marley, un computer ci sa riconoscere da come balliamo: alcuni movimenti ci contraddistinguono.

Che vi muoviate come un manico di scopa o siate i nuovi Nureyev, il modo in cui ballate rivela molto su chi siete e sulla vostra personalità: è quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell'Università di Jyväskylä (Finlandia), pubblicato sul Journal of New Music Research. «È come se i passi di danza fossero una sorta di impronta digitale», afferma Pasi Saari, uno degli autori della ricerca. Il modo in cui ci muoviamo a ritmo di musica, oltre a renderci identificabili da un computer, direbbe molto sulla nostra personalità e sul nostro umore: «Ognuno di noi balla in un modo unico, con delle movenze tipiche che rimangono le stesse anche se cambia il genere musicale», spiega Saari.

Let's dance! Per i 73 volontari che hanno partecipato alla ricerca il compito è stato semplice (e divertente): ballare sulle note di canzoni appartenenti a otto diversi generi di musica (blues, country, dance/elettronica, jazz, metal, pop, reggae e rap). Durante il ballo sono stati "osservati" da un computer che, tenendo traccia dei loro movimenti, ha cercato di distinguere un ballerino dall'altro.

Compito iniziale: fallito. Inizialmente l'idea dei ricercatori era testare se il computer fosse in grado di indovinare i diversi generi musicali sulle note dei quali ballavano i partecipanti. I risultati in questo senso, però, sono stati piuttosto deludenti: solo la musica metal è stata riconosciuta il 53% delle volte; riconoscere gli altri generi si è rivelata un'impresa piuttosto ardua per il cervello elettronico, che ha avuto particolare difficoltà con la musica pop, azzeccata solo in meno del 10% dei casi.

Il computer si è invece rivelato inaspettatamente abile a distinguere chi fossero i diversi ballerini: a prescindere da quale musica stesse suonando, i partecipanti sono stati individuati correttamente il 94% delle volte.

Futuri sviluppi. La ricerca, però, non finisce qui: «Sono parecchie le domande a cui vogliamo dare risposta», afferma Emily Carlson, a capo dello studio. «Ci interessa comprendere, ad esempio, se i movimenti che ci contraddistinguono rimangono uguali durante il corso della vita, se esistono delle differenze culturali, e come ci riconosciamo tra noi in base al nostro modo di muoverci a ritmo di musica.»

27 febbraio 2020 Chiara Guzzonato
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