Microfoni al grafene

Creato in laboratorio un microfono 32 volte più sensibile della norma, dimostrando ancora una volta la versatilità del materiale delle meraviglie.

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|Michael Kai/Corbis

Un gruppo di ricercatori dell'università di Belgrado ha utilizzato i fogli di grafene per costruire un microfono 32 volte più sensibile di quelli normalmente in commercio. La tecnologia descritta sulla rivista 2D Materials è solo l'ultima delle possibili applicazioni del materiale delle meraviglie costituito da un singolo strato di atomi di carbonio.

 

Vibrazioni sonore. I microfoni dinamici sono dei piccoli altoparlanti che lavorano al contrario: grazie al fenomeno dell'induzione elettromagnetica, una membrana spessa pochi millimetri raccoglie le pressioni sonore e le trasmette a una bobina mobile, mediando la conversione del suono in corrente elettrica. Dejan Todorović e colleghi hanno sostituito il classico diaframma in polietilene tereftalato (PET) con un altro ancora più sottile, che è il risultato della sovrapposizione di 30 strati di grafene.

 

 

Grafene hi-tech. Lo strumento si è rivelato 32 volte più sensibile della norma, riuscendo a captare onde fino a 11 kilohertz di frequenza. La procedura standard prevede di testare le prestazioni di un microfono misurandone la capacità di vibrare in un intervallo di frequenze che va da 10 hertz (infrasuono) a 24 kilohertz, poco oltre la soglia di udibilità dell'orecchio umano.

 

Prospettive future. I ricercatori sostengono che impilando 300 fogli di grafene la membrana potrebbe addirittura rilevare le frequenze incluse nel range dell'ultrasuono, fino a un massimo di un megahertz, ma l'ipotesi deve ancora essere sottoposta a verifica sperimentale.

 

«Abbiamo voluto dimostrare che, nonostante si tratti di una scoperta relativamente nuova, il grafene ha il potenziale per applicazioni nel mondo reale», ha sottolineato uno dei membri del team. Rimane il problema dei costi industriali elevati, anche se non mancano nuovi metodi per produrre il materiale a prezzi super economici.

 

 

02 Dicembre 2015 | Davide Decaroli