Innovazione

Meno violenza per il futuro?

La recente tragedia del Giappone potrebbe avere conseguenze non soltanto a livello di produttività da parte del mercato videoludico giapponese, sempre in prima linea a livello creativo e qualitativo, ma nel rapporto che spesso accompagna videogiochi e violenza.

Mentre scrivo questi miei pensieri, dall’altra parte del mondo ci sono persone che non sanno più cosa sia il divertimento perché stanno vivendo un incubo. La tragica situazione che ha coinvolto il Giappone ha fatto ben presto capire a tutti che la tecnologia non serve a nulla di fronte a disastri di questa portata.

Sono molti gli oggetti che popolano le nostre case, frutto della creatività del Giappone, non pensate soltanto ai videogiochi, ma anche alle tv, ai lettori dvd, ai cellulari e a mille altre cose che utilizziamo quotidianamente. Tante cose che adesso appaiono insignificanti di fronte a questi avvenimenti così sconvolgenti.

L’industria videoludica giapponese, però, ad oggi fortemente a rischio per quel che riguarda i processi produttivi di numerosi titoli in sviluppo per i principali sistemi presenti nel mercato. La notizia, trapelate sulle pagine di alcune testate nipponiche in seguito al disastroso andamento della borsa di Tokyo, potrebbe coincidere con un cambiamento di rotta, arrivando persino a ridefinire, se non addirittura ad apportare forti cambiamenti verso quei videogiochi che, pensati in un contesto immaginario in cui certi scenari si erano visti soltanto in un prodotto d’animazione giapponese o, spesso, in pellicole apocalittiche (vi ricordate Godzilla?), attualmente risulterebbero molto fuori luogo. Alcuni messaggi di speranza sono già giunti attraverso il mondo dei manga, altra passione nota anche qui e sempre proveniente dalle menti giapponesi.

Personalmente, se è pur vero che “the show must go on”, ritengo che un’eccezione a conferma della regola possa essere non soltanto utile, ma sensata. Difficile capire in che termini e chi potrebbe adottare una strategia, tuttavia la situazione potrebbe presto risultare più chiara, sperando che la crisi giapponese, così seria e drammatica attualmente, torni presto su binari meno allarmanti.

Nell’attesa, forse tutti dovremmo riflettere e dedicare un pensiero al Giappone, in attesa del suo ritorno alla vita normale e, di riflesso, tecnologica.

Roberto Ritondo

19 marzo 2011
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