LightSail: va nello Spazio la prima vela solare privata

Finanziata completamente da cittadini, è la prima fase di un progetto che ha già in programma un nuovo lancio fra un anno.

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Ricostruzione grafica del LightSail, il veicolo spaziale che si muove spinto da fotoni dei raggi solari. | Planetary Society

Se tutto va previsto, oggi (20 maggio) insieme al misterioso X-37b decolla da Cape Canaveral LightSail, il primo veicolo spaziale privato progettato per muoversi utilizzando la radiazione solare. Il progetto è finanziato da Planetary Society, un'organizzazione non profit che per finanziarsi e promuovere l'esplorazione dello spazio utilizza formule come il crowdfunding e l'azionariato diffuso.

 

La tecnologia. La vela sfrutta i fotoni della radiazione solare, che pur non avendo massa posseggono un momentum (quantità di moto) e, se raccolti in numero sufficiente da una vela, possono spingere un oggetto nello spazio in modo simile al vento che spinge un veliero in mare.

 

Una lunga storia. Le vele solari esistono da decenni, anche se il loro utilizzo è ancora in fase sperimentale. La EADS (European Aeronautic Defence and Space Company) le ha impiegate in combinazione con i tradizionali sistemi di propulsione allo scopo di ridurre la quantità di carburante necessaria a guidare un satellite. In modo simile, la sonda statunitense Mariner 10 ha potuto estendere la durata della propria missione. Nel maggio del 2010 la giapponese JAXA (Aerospace Exploration Agency) ha lanciato la sonda Ikaros, una sorta di aquilone supertecnologico.

 

I problemi. Lo sviluppo tecnologico delle vele solari procede a rilento non solo per le difficoltà oggettive, ma anche perché gli scienziati guardano con interesse anche ad altri, innovativi sistemi di propulsione: ad esempio quelli a energia magnetica, che sembrano garantire maggiore efficienza.

 

Il contributo privato. È in questo panorama che si inserisce lo sforzo di Planetary Society. Il suo LightSail è grande come una pagnotta e una volta in orbita dispiegherà una vela sottile 4,5 micrometri (micron, millesimo di millimetro) per una superficie di 32 metri quadrati.

 

Per Bill Nye, CEO di Planetary Society, «LightSail è una meraviglia tecnologica, ma è anche una meraviglia romantica. Navigheremo sui raggi solari. E non finisce qui, perché questo straordinario veicolo spaziale è stato interamente finanziato da privati cittadini, persone che vivono l'idea dei viaggi spaziali come un sogno». Il costo complessivo si aggira intorno ai 5,5 milioni di dollari (il progetto è illustrato nel video qui sotto, in inglese).

 

Il passaggio in orbita. Anche grazie al peso e alle dimensioni ridotte, LightSail ha trovato posto sul razzo Atlas V che porta in orbita l'X-37b, il drone che il Pentagono sta sperimentando in gran segreto. Una volta sganciatosi, sarà comunque ancora troppo vicino alla Terra per non risentire della sua gravità: l'esperimento durerà dunque una manciata di giorni, dopo i quali LightSail sarà distrutto dal rientro nell'atmosfera.

 

Il futuro del progetto. Il test, relativo soprattutto al completo dispiegamento della vela, sarà essenziale in vista del lancio di un nuovo LightSail previsto per l'anno prossimo, che posizionerà il veicolo su un'orbita più alta consentendo di valutare meglio la propulsione solare. Se quest'ultimo esperimento avrà successo, saremo di fronte alla prima navigazione completamente solare compiuta intorno alla Terra.

 

20 maggio 2015 | Aldo Fresia