Innovazione

Le Google car stanno studiando i ciclisti

I veicoli autonomi stanno imparando a predire le mosse di chi viaggia su due ruote, interpretandone i gesti della mano. Una dote che spesso manca ai conducenti in carne e ossa.

In città, quello tra ciclisti e automobilisti non è proprio un rapporto idilliaco. Ma i veicoli di ultima generazione stanno lavorando per arrivare sulla strada preparati, e avviare con le bici una convivenza pacifica. In base all'ultimo rapporto di Big G sui progressi delle Google car, le auto senza pilota starebbero imparando a predire i comportamenti dei ciclisti, e a interpretare i gesti che questi fanno con le mani (come quello che anticipa una svolta).

Grazie ai sistemi di machine learning, i veicoli stanno apprendendo dagli incontri con chi viaggia su due ruote, e potranno mettere a frutto le conoscenze acquisite. I sensori consentono una visuale a 360 gradi intorno al veicolo, anche di notte: è così possibile identificare i movimenti del ciclista e persino la tipologia di bici (ruote grandi o piccole, tandem o altro).

Caute. Le Google car stanno imparando a confrontarsi anche con situazioni critiche, come la presenza, davanti a esse, di un ciclista che stia passando accanto a un'auto parcheggiata, con il conducente in procinto di aprire la portiera. In questi casi, i veicoli autonomi sono programmati per rallentare o scostarsi, e permettere al ciclista di tenersi al sicuro. Stanno imparando inoltre a non stringere le bici ai lati della strada, anche quando le due ruote avrebbero spazio a sufficienza.

Imprevisti. Anche se preparate, le Google car non sono immuni da errori. Lo scorso autunno ad Austin, Texas, un veicolo autonomo è rimasto confuso da un ciclista che ha compiuto una track stand (manovra che implica il rimanere in equilibrio sui pedali), a un semaforo. L'auto robotica non ha riconosciuto la mossa ed è andata in tilt, bloccandosi al centro dell'incrocio per diversi minuti.

7 luglio 2016 Elisabetta Intini
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