Innovazione

La UE favorevole al ritorno in commercio delle farine animali

Verso un ammorbidimento dei divieti.

Torna in Italia la mucca pazza, e in contemporanea c'è la denuncia di Coldiretti su un piano dell’Unione Europea per “superare il principio della tolleranza zero e riportare la presenza di farine animali nei mangimi” che vengono usati per nutrire le mucche. Lo pensa l’associazione degli agricoltori, che lancia il sospetto dopo il nuovo caso della malattia che si è verificato a Livorno, dove una donna di 42 anni si trova ricoverata in condizioni disperate: secondo Coldiretti, si vogliono far saltare i divieti stabiliti a livello continentale nel 2001, quando si ritennero le farine animali “responsabili del morbo”.

Non è un'idea dell’associazione, visto che è contenuta nella seconda “Road Map” sull'Encefalopatia Spongiforme Trasmissibile (Tse), adottata nei giorni scorsi dalla Commissione europea. Nel documento si “ipotizza la fissazione di una soglia di tolleranza minima per la presenza di farine animali nei mangimi, destinati anche agli animali ruminanti”, possibilità che è sotto verifica da parte dell'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa), che dovrebbe esprimersi entro la fine di quest’anno. La tendenza è preoccupante, concludono gli agricoltori, perché si aggiunge a “un calo dell’attenzione sulle importazioni di carne proveniente da Paesi considerati a rischio perché non soddisfacenti dal punto di vista dei requisiti sanitari, come il Brasile”.

Le disposizioni attuali vietano, come ricorda la Road Map, di nutrire “i bovini, gli ovini e i caprini con farine di carne e di ossa di mammiferi”, le cosiddette Proteine animali trasformate (Pat), che secondo gli esperti della Commissione potrebbero però essere tollerate in piccole quantità per i ruminanti e consentite invece in misura maggiore per i non ruminanti (dai suini ai pesci) che corrono un rischio molto basso di contrarre il morbo.

Foto: http://www.flickr.com/photos/lucacandini/78839430/

23 luglio 2010 Stefano Caneva
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