La super seta prodotta da batteri geneticamente modificati

La seta dei ragni può essere prodotta anche da batteri geneticamente modificati.

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È un solerte lavoratore, ma fa poca seta e non è tanto contento di collaborare con altri della sua specie per farne di più. Cosi ci siamo inventati i batteri-ragni.|Steven Ellingson / Shutterstock

Inserendo parte del DNA dei ragni all'interno di batteri, un team di scienziati è riuscito a far produrre ai batteri la seta delle ragnatele. Uno studio finanziato anche dalla Nasa, che in questi batteri geneticamente modificati vede la possibilità - per esempio - di riparare una tuta spaziale direttamente nello Spazio.

 

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Una vedova nera ripara la sua ragnatela. | Bill Bumgarner, Flickr

Rubare idee alla natura. Per quanto l'uomo si sforzi di inventare materiali migliori, la natura sembra essere sempre un passo in avanti.

 

La seta prodotta dai ragni, per esempio, è incredibilmente resistente e duttile: può essere usata per riprodurre la pelle umana e, avendone abbastanza, ci si può fare un ottimo giubbotto antiproiettile. Il punto però è questo, la quantità: un singolo ragno ne tesse poca, mentre i ragni all'interno di grandi gruppi finiscono per mangiarsi a vicenda.

 

Hacking genetico. Alla ricerca di un modo più facile di produrre la seta, gli scienziati della Washington University hanno preso, dai ragni, i geni responsabili della fabbricazione della seta nei geni di alcune famiglie di batteri, provando diverse metodologie, fino ad arrivare all'inclusione del DNA nei microrganismi.

 

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Un ragno faccia d’orco (Deinopis sp.) che attende la sua preda, pronto a lanciarle addosso la sua tela appiccicosa, come un retino da pesca. | Emanuele Biggi/Francesco Tomasinelli

Un piccolo passo. La seta prodotta non è molta, per adesso, ma i ricercatori sono già alla ricerca di miglioramenti.

 

«Siamo sulla strada giusta nell'ingegnerizzare microrganismi per produrre questi materiali», afferma Fuzhong Zang, a capo del team di ricerca, che a proposito del supporto ricevuto dalla Nasa, aggiunge che l'Agenzia «sta sviluppando tecnologie ad hoc per convertire l'anidride carbonica nei carboidrati che servono a sfamare i nostri batteri» e avere la sartoria direttamente nello Spazio.

13 Aprile 2019 | Davide Lizzani