La società dell'idrogeno nasce dagli escrementi

C'è un metodo semplice ed economico per produrre idrogeno per una nuova generazione di auto, da una fonte rinnovabile: i fanghi da escrementi degli impianti di depurazione fognaria.

trattamento
È proprio ciò che sembra (e vale più dell'oro). |

Auto a idrogeno: qualcuna c'è ma, costi a parte, nessuno le compra anche perché non c'è una rete di distribuzione per l'idrogeno, e nessuno apre distributori di idrogeno perché non ci sono in giro auto a idrogeno. È un po' come la storia dell'uovo e della gallina (chi è nato prima?).

 

Pare però che un ingegnere giapponese, capo progetto per la Toyota Mirai (auto a idrogeno), abbia trovato una soluzione semplice al problema della produzione dell'idrogeno, ossia al vero bandolo della matassa. Perché la questione è che sebbene l'idrogeno sia l'elemento più abbondante dell'Universo intero, a meno di non prenderlo direttamente da una stella, sulla Terra si trova solo in combinazione con altri elementi (come nell'H2O, meglio nota come "acqua", o nel CH4, il metano): "estrarlo" in quantità significative è sempre complesso e costoso, e spesso anche parecchio inquinante.

 

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Chi ne fa di più - I fanghi di depurazione sono il residuo del trattamento delle acque nere negli impianti pubblici: se non ci sono impianti di depurazione, non vengono prodotti (né "censiti") fanghi, perciò in questa mappa l'Africa e parte dell'Asia e del Sud America appaiono così piccoli. | SASI Group (University of Sheffield), Mark Newman (University of Michigan)

L'idea di Yoshikazu Tanaka è che si possa invece estrarre idrogeno in modo semplice ed economico, da una fonte rinnovabile: dagli escrementi, in particolare quelli umani, sfruttando l'abbondanza di materia prima nelle reti fognarie di città grandi e piccole.

 

L'idea. Il fatto in sé (estrarre gas dagli escrementi) non è originale, mentre lo è il metodo, col suo prodotto collaterale. Ecco in breve come potrebbe funzionare.

 

In genere, i fanghi che escono dagli impianti di depurazione delle cosiddette acque nere vengono dati in pasto - letteralmente - a microrganismi che spezzano i legami molecolari producendo gas: metano (60%) e anidride carbonica (40%). La CO2, filtrata per recuperare il metano, può essere arricchita di vapor d'acqua per produrre idrogeno e altra CO2: a questo punto l'anidride carbonica viene di nuovo filtrata, e quello che resta è idrogeno.

 

Attualmente l'impianto pilota di Fukuota produce circa 300 kg di idrogeno al giorno, sufficiente ad alimentare circa 60-65 automobili. Se l'intero residuo di anidride carbonica di quel solo impianto fosse trattato per produrre idrogeno con il "metodo Tanaka", se ne ricaverebbe abbastanza da alimentare 600 automobili al giorno. Non è abbastanza per immaginare una società dell'idrogeno, ma che cosa succederebbe se lo stesso processo fosse adottato negli impianti di trattamento delle acque di scarico di tutto il mondo?

 

28 settembre 2016 | Raymond Zreick