La segnaletica del futuro

Che cartelli leggeremmo in un mondo in cui i droni sorvegliano le strade, gli esoscheletri si sfilano come cinture e le lenti a contatto scattano selfie? Le futuristiche e ironiche ricostruzioni di un designer.

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taxi

Come immaginarsi un futuro in cui i droni, oltre a consegnare torte a domicilio in qualche città all'avanguardia, sostituiranno in toto i postini? O in cui le auto elettriche senza conducente sfrecceranno accanto alla nostra vecchia utilitaria? Nel suo Tumblr Signs of the Near Future ("segnali dal vicino futuro") il designer Fernando Barbella si è divertito a reinventare i cartelli stradali e la segnaletica nei luoghi più frequentati delle città adattandoli alle più futuristiche - ma già note - tecnologie.

Ne emerge uno scenario divertente e a tratti un po' inquietante in cui la privacy è minacciata da lenti a contatto troppo "social" e androidi guardoni, e dove al posto del car sharing si può optare - a proprio rischio e pericolo - per un taxi senza autista (per eventuali reclami c'è sempre Twitter). Sul retro di questo si legge: "siate pazienti, non suonate il clacson. In cambio, i robot non reagiranno".

Chiami il taxi, risponde Google

driveless

Una corsia andrebbe riservata alle auto automatiche, teoricamente ligie alle regole del codice della strada, ma in pratica senza controllo e senza buon senso. In caso di tamponamento, con chi faremmo la constatazione amichevole?

droni

Ora quello che facciamo per strada può essere spiato dalle Google Car o dalle telecamere di videosorveglianza. In futuro potrebbero esserci i droni a vegliare sulla sicurezza dei cittadini (e a ledere quel poco che resta della nostra privacy).

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esoscheletro

Oggi per entrare in banca, o passare i controlli di sicurezza degli aeroporti, è sufficiente abbandonare all'ingresso chiavi e portamonete: in futuro potrebbe essere un po' più complicato, e dovremmo prima spogliarci degli esoscheletri che useremo, per esempio, per camminare più velocemente o portare pesi che oggi nemmeno ci sognamo.

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(Icon by Hypermorgen through The Noun Project)

selfie

Attenzione, amanti dei selfie: in futuro quelli scattati da lenti a contatto super intelligenti - l'evoluzione dei Google Glass - potrebbero essere postati in automatico sui social network, o visualizzati in tempo reale dalle autorità. Niente foto da brilli nei bagni delle discoteche, insomma.

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hamburger

Dal macellaio, trovare fette di carne vera potrebbe rivelarsi un'impresa, con il fiorire degli hamburger sintetici. Ma questo non è detto sia un male: ridurre il nostro consumo di carne (per lo meno, quella macellata) avrebbe ricadute positive sull'aria che respiriamo. Oltretutto, possiamo iniziare anche subito: per esempio, diventando vegetariani part-time (guarda il video).

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(Icon by Hypermorgen through The Noun Project)

jetpack

Al posto del bike sharing si potrà sempre optare per un più pericoloso - qui in versione beta, per i veri amanti del rischio - ma rapidissimo jetpack. Per volare sopra al traffico cittadino e non arrivare tardi al lavoro.

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ologramma

Avere una copia olografica di sé potrebbe tornare utile in caso di riunioni improvvise dall'altro capo della città, o forme estreme di multitasking. Ma come liberarsi del nostro sosia virtuale quando non ci serve più? Servirebbe un pulsante per farlo scomparire: detto fatto.

oversharing

Non occorre condividere su Facebook tutto, ma proprio tutto, quel che si fa: in un futuro non molto lontano, potrebbe esserci un limite imposto dal Ministero della Salute per regolare le nostre attività social, come immagina scherzosamente l'autore. All'ennesima foto postata, scatterebbe un alert: per oggi basta, o ti farà male.

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biologiasintetica

Con la diffusione di chip che mimano con sempre maggiore precisione il funzionamento delle sinapsi tra neuroni, l'idea di un cervello artificiale in grado di ragionare come un umano non è poi così campata per aria (anche se siamo ancora lontani dalla sua realizzazione).

Se un domani dovesse divenire realtà, però, si porrebbero seri problemi etici e - immagina l'autore - anche nella sicurezza aerea: potrebbe sorgere una nuova generazione di neurodirottatori, in grado di sfruttare l'intelligenza artificiale per insinuarsi nella mente dei piloti (per ora, pura fantascienza).
Prima di salire su un aereo bisognerebbe spegnere, oltre a tablet e cellulari, anche eventuali chip o cervelli artificiali.

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(Icon by Hypermorgen through The Noun Project)

lift

"Attenti, visitatori, questi ascensori azionati da muffe melmose terranno traccia della vostra prima corsa per imparare più cose sul vostro conto": non esattamente un messaggio rassicurante, per chi deve salirci.

Ma le muffe melmose, organismi unicellulari tipici dei luoghi umidi, che prosperano sulla Terra da milioni di anni, sono in grado di organizzarsi in network che immagazzinano informazioni sulla forma dell'ambiente circostante, si orientano all'interno di labirinti e si adattano a cambiamenti improvvisi dei luoghi che li circondano. Gli scienziati le stanno studiando per ideare nuovi sistemi di trasporto capaci di sopportare deviazioni improvvise. Queste muffe potrebbero, per esempio, memorizzare informazioni come il peso del passeggero e la strada che deve compiere, e tornare utili in caso di guasto improvviso dell'ascensore.

(Icon by Hypermorgen through The Noun Project)

Come immaginarsi un futuro in cui i droni, oltre a consegnare torte a domicilio in qualche città all'avanguardia, sostituiranno in toto i postini? O in cui le auto elettriche senza conducente sfrecceranno accanto alla nostra vecchia utilitaria? Nel suo Tumblr Signs of the Near Future ("segnali dal vicino futuro") il designer Fernando Barbella si è divertito a reinventare i cartelli stradali e la segnaletica nei luoghi più frequentati delle città adattandoli alle più futuristiche - ma già note - tecnologie.

Ne emerge uno scenario divertente e a tratti un po' inquietante in cui la privacy è minacciata da lenti a contatto troppo "social" e androidi guardoni, e dove al posto del car sharing si può optare - a proprio rischio e pericolo - per un taxi senza autista (per eventuali reclami c'è sempre Twitter). Sul retro di questo si legge: "siate pazienti, non suonate il clacson. In cambio, i robot non reagiranno".

Chiami il taxi, risponde Google