Innovazione

La pelle sensibile del robot

I sensori tattili che forniscono ai robot la capacità di riconoscere gli oggetti da afferrare e di moderare di conseguenza la presa.

Riconoscere un oggetto al tatto senza guardarlo, come quando cerchiamo un mazzo di chiavi in tasca o in fondo a una borsa, è un'operazione scontata per qualunque essere umano. Non altrettanto per una mano robotica: ma Xiaodong Chen e colleghi (università Nanyang di Singapore) stanno sviluppando sensori tattili simil-pelle che memorizzano gli stimoli meccanici derivati dal contatto con i corpi esterni.

Lo scopo è di insegnare ai robot e alle I.A. del futuro a riconoscere l'ambiente in cui si muovono e a moderare la forza della loro presa in base al contesto.

Recettori robotici. La tecnologia allo studio è uno strato superficiale sensibile alle differenti intensità di pressione, che misura le variazioni della resistenza elettrica a seconda della forza impressa. Immediatamente sotto, c'è invece una pellicola sottile che memorizza le variazioni. Allo stato attuale i sensori tattili conservano le informazioni per un tempo limitato e tutti i dati possono venire cancellati applicando una differenza di potenziale elettrico (tensione).

Questo tipo di approccio esclude la necessità di elaborare complessi software che appesantiscono la cpu del robot, liberandola così per altri compiti.

Presa gentile. Un robot capace di discriminare gli oggetti grazie al tatto, suggerisce Xiaodong Chen, sarebbe capace di afferrare delicatamente un frutto per non danneggiarlo, ma apre la strada anche a sofisticate pinze artificiali da impiegare in ambito medico.

16 gennaio 2016 Davide Decaroli
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