La macchina che legge nel pensiero: pura fantascienza? Ora non più!

Una macchina ce lo permetterà.

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Quando si parla di progresso tecnologico, pensiamo immediatamente a nuove macchine ed a nuovi sistemi d'intrattenimento, ma in realtà il suo scopo primario dovrebbe essere il miglioramento delle condizioni di vita di noi esseri umani. Quindi chi più di una persona completamente paralizzata ha bisogno di aiuto proprio dalla ricerca?Fortunatamente, le novità epocali non arrivano solo dall'IFA di Berlino, ma anche da "modeste" università, come quella dello stato dello Utah, dov'è stata realizzata la prima macchina che legge nel pensiero. Non parliamo di avveniristiche pistole oppure di strampalate tecniche paranormali, come quelle descrite da Jon Ronson ne L'uomo che fissa le capre, bensì di un esperimento compiuto da un gruppo di ricercatori, che hanno impiantato una serie di microelettrodi sotto la calotta cranica di un individuo totalmente incapace di muoversi e parlare ed hanno poi misurato l'attività cerebrale che s'è generata durante la lettura di dieci parole chiave d'uso quotidiano - , no, caldo, freddo, fame, sete, ciao, arrivederci, più e meno -. Confrontando i dati raccolti, hanno notato che ogni parola eccita aree del cervello - e pertanto elettrodi - differenti e, così, sono stati sviluppati degli schemi di riconoscimento che, considerando le sole zone per così dire "efficaci", hanno consentito loro d'identificare correttamente tre parole su quattro, mentre, estendendo l'analisi a tutti gli impulsi registrati contemporaneamente, la percentuale è scesa leggermente ad una su due. Sono ancora lontani dalla perfezione, ma queste sono prove inconfutabili che il sistema funziona davvero!A breve, passeranno alla seconda fase dell'esperimento, nella quale verrà utilizzata una griglia di sensori molto più ampia e pertanto ancora più accurata, che consentirà da un lato una maggiore precisione e dall'altro l'introduzione di un maggior numero di termini. Da questi primi passi a vere e proprie applicazioni sul campo passeranno ancora parecchi anni, questo è certo, eppure i risultati sono molto incoraggianti e la possibilità di comunicare con il mondo che ci circonda, quando il corpo si trasforma in una vera e propria prigione, alimenta le speranze di chi è costretto a vivere in questa terribile situazione. Inoltre, unendo questa tecnologia con il traduttore universale che sta sviluppando Google, potrebbe trasformarsi in realtà uno degli innumerevoli e divertenti deliri fantascientifici di Douglas Adams, il pesce di Babele.

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09 Settembre 2010 | Luca Busani