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La leggenda corre in Rete

Voci incontrollate e angosciose, più volte smentite, ma senza esito inducono a sospendere il derby Lazio-Roma in un'atmosfera di tensione e violenza. Segno che leggende metropolitane, bufale e...

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La leggenda corre in Rete
Voci incontrollate e angosciose, più volte smentite, ma senza esito inducono a sospendere il derby Lazio-Roma in un'atmosfera di tensione e violenza. Segno che leggende metropolitane, bufale e dicerie sono entrate nella nostra vita. Cosa ci spingere e crederci e a contribuire alla loro diffusione?

 

Un chiaro fotomontaggio girato come vero durante la guerra in Iraq. L'hai ricevuto e ci sei cascato? '>Metti alla prova la tua capacità di riconoscere i falsi fotografici
Un chiaro fotomontaggio girato come vero durante la guerra in Iraq. L'hai ricevuto e ci sei cascato? Metti alla prova la tua capacità di riconoscere i falsi fotografici

 

Chi non ha mai abboccato a una bufala o non ha mai creduto a una leggenda metropolitana... alzi la mano. E il mouse.
Chi non ha mai inoltrato un messaggio pensando “Magari non è vero, ma non si sa mai!”, navighi pure altrove. Perché qui si parla proprio di questo fenomeno e si cerca di indicare il modo per barcamenarsi alla meglio nel marasma di leggende metropolitane, catene di messaggi, dicerie e bufale che intasano oggigiorno la grande rete di Internet, ma anche qualche nostra conversazione e la comunicazione telefonica...
Capita spesso infatti di scaricare messaggi nella casella di posta elettronica che possono essere catalogati tra le cosiddette “catene magiche o superstiziose” (Se inoltri questo messaggio a 10 amici diventerai ricco), “catene finanziarie” (Guadagna con un clic, semplicemente inoltrando questa e-mail a tutte le persone che conosci) o, ancora, “catene di solidarietà” (Inoltrando questo messaggio, salverai tante vite umane).




Tutte le "leggende" pubblicate da Focus



Seni esplosivi e vipere volanti

Non è vero, ma un po' ci credo

Una leggenda diventata realtà

Bambini rapiti o leggenda?

La leggenda della pelliccia

Vi rubano gli organi!

Tamponato dall'elefante

La leggenda del carabiniere


Se hai sentito una storia strana che "puzza" di leggenda metropolitana che non hai letto nei file qui sopra, inviala come contributo a fondo pagina.

Per non parlare poi delle cosiddette bufale, animate dalla volontà di prendersi gioco delle persone o di spargere storielle al limite dell'incredibile. Se poi a confermare l'intera vicenda c'è a corredo una bella foto (o fotomontaggio), il successo (e l'inoltro) è assicurato. Un esempio tra molti? La foto qui accanto di un bambino iracheno che si fa beffe di un soldato inglese facendogli pipì sull'elmetto. Un modo per esorcizzare la paura della guerra, probabilmente. Si tratta certamente di un fotomontaggio, girato per settimane sui fili del Web, allegato a una e-mail intitolata “La migliore fotografia della guerra”.

Agli albori
Il passaparola che caratterizza la diffusione di questi fenomeni è vecchio come il mondo. Un tempo le leggende e le dicerie si diffondevano esclusivamente per via orale e i racconti si farcivano di nuovi particolari passando di bocca in bocca. La tecnologia negli ultimi anni ha avviato anche qui la sua rivoluzione.

Leggende fotocopia
A un certo punto si è parlato di xeroxlore, neologismo in cui si sono fusi il nome del costruttore di fotocopiatrici Xerox e il termine folclore. La nascita dello xeroxlore è fatta coincidere con l'uso della fotocopiatrice per la diffusione, nello specifico, delle catene di Sant'Antonio, prima scritte esclusivamente a mano, poi, appunto, fotocopiate. Si riceveva una lettera che iniziava con un "Recita tre Ave Maria a Sant'Antonio" (da qui il nome della catena) e un'esortazione a spedire lo stesso messaggio a un certo numero di conoscenti. Pena le peggiori disgrazie per sé e per la propria famiglia... Oggi queste catene, perso quasi sempre l'aspetto religioso ma non quello scaramantico, hanno trovato vie ancora più veloci e capillari: la Rete e i telefonini.

 

La leggenda corre in Rete
Voci incontrollate e angosciose, più volte smentite, ma senza esito inducono a sospendere il derby Lazio-Roma in un'atmosfera di tensione e violenza. Segno che leggende metropolitane, bufale e dicerie sono entrate nella nostra vita. Cosa ci spingere e crederci e a contribuire alla loro diffusione?

 

Una delle ragazze di 'Hunting Bambi', un fantomatico ranch nei pressi di Las Vegas dove si sarebbero simulate battute di caccia di giovani donne nude (nell'inserto una preda viene catturata). Era una bufala trasformatasi in leggenda metropolitana.
Una delle ragazze di "Hunting Bambi", un fantomatico ranch nei pressi di Las Vegas dove si sarebbero simulate battute di caccia di giovani donne nude (nell'inserto una preda viene catturata). Era una bufala trasformatasi in leggenda metropolitana.

 

Informazione disinformata
Il web, in particolare, ha catalizzato negli anni tutte le leggende metropolitane, o meglio "contemporanee", come spiega giustamente uno dei più autorevoli esperti in materia, Paolo Toselli, del Centro Raccolta Voci e Leggende Contemporanee, facendo notare che l'ambientazione di questi racconti non è solo la grande metropoli.
Ogni giorno girano bufale, dicerie, voci infondate e "fattoidi" di tutti i tipi, eventi, cioè, mai accaduti ma che gli organi di informazione più autorevoli contribuiscono ad avallare. Come è accaduto anche al quotidiano Repubblica che ha diffuso la notizia di una presunta caccia a donne nude, un gioco in cui si simulava battute di caccia in cui, nel deserto di Las Vegas, si cercavano di predare - con fucili caricati a inchiostro - giovani donne discinte… La vicenda ha fatto il giro della Rete, destando i commenti più indignati di giornalisti e opinionisti, salvo poi appurare che si trattava solo di una beffa ideata a scopo pubblicitario da una società a luci rosse. Internet è diventato in breve un grande calderone di appelli medici, politici e umanitari, richieste di sottoscrizioni o di boicottaggi, bufale belle e buone fino a vere e proprie truffe: tutte diffuse, poi dimenticate, poi di nuovo rilanciate con rinnovata forza, tanto c'è sempre qualcuno pronto a crederci e a ridiffonderle…

Leggende da 160 caratteri
I telefonini con la loro comunicazione via sms non sono da meno: in questo caso le catene hanno spesso toni divertenti e ben auguranti, ma non solo. In occasione della commemorazione delle vittime dell'11 settembre, ha girato su milioni di cellulari l'invito ad accendere una candela alla propria finestra?
Pressoché impossibile è stimare il traffico che si genera "grazie" a queste catene. Di certo questi sms, che invitano chi li ricevere a inoltrarli per guadagnare felicità e auguri, fanno il gioco degli operatori telefonici che ci guadagnano davvero… in denaro!

 

La leggenda corre in Rete
Voci incontrollate e angosciose, più volte smentite, ma senza esito inducono a sospendere il derby Lazio-Roma in un'atmosfera di tensione e violenza. Segno che leggende metropolitane, bufale e dicerie sono entrate nella nostra vita. Cosa ci spingere e crederci e a contribuire alla loro diffusione?

 

Una rappresentazione del traffico su Internet. In rosa quello generato dagli Stati Uniti, in azzurro quello dall'Italia.
Una rappresentazione del traffico su Internet. In rosa quello generato dagli Stati Uniti, in azzurro quello dall'Italia.

 

Perché ci crediamo?
Prima o poi tutti siamo caduti nella tentazione di diffondere un fatto di cui abbiamo sentito parlare, ma di cui non abbiamo prove concrete o informazioni precise. Mischiando fatti veri a fatti verosimili o decisamente falsi, la leggenda metropolitana diventa spesso un modo per raccontare cose di cui non abbiamo una spiegazione chiara e definita (come le nuove tecnologie, la violenza urbana, la paura del misterioso, l'evoluzione dei costumi…). A volte queste leggende diventano i modi in cui la società si adatta a una realtà in parte negativa o semplicemente fuori dalle regole riconosciute.
I protagonisti del racconto sono spesso amici di amici o parenti alla lontana, che rimangono senza volto e precisa identità. Ma alla base della diffusione di queste leggende c'è davvero solo ignoranza o creduloneria? Sbagliato pensarlo… Spesso a cascarci sono addirittura le persone più razionali, perché anche gli adulti hanno bisogno delle loro favole…

Quasi una malattia
Il traffico generato sulla Rete dal diffondersi di questi messaggi è quasi una malattia. I sintomi? Caselle di posta straripanti, minuti su minuti di collegamento spesi per scaricare posta “inutile” fatta di messaggi che si appesantiscono a causa dell'accumularsi nell'e-mail di indirizzi in coda… Conseguenze? Soldi di collegamento buttati al vento, tempo perso a decifrare i messaggi e a inoltrarli.
Da qui, l'analogia con i virus biologici. Una catena può infettare alcuni “ospiti” attraverso la posta elettronica. I messaggi in genere fanno leva su sentimenti come il senso di colpa (qualcuno sta male e tu non lo aiuti con un semplice inoltro?), la pietà (c'è un bambino da salvare: sottoscrivi la petizione!) o l'apprensione (c'è un nuovo virus che può distruggere il tuo computer!): i soggetti più predisposti finiscono per spargere il messaggio a nuovi potenziali “ospiti” che rintracciano nella loro rubrica. Il nuovo ospite, a sua volta colpito da queste angosce mentali, fa da ponte per l'ulteriore diffusione del virus…

Possibile guarire?
Far guarire il web e la comunicazione cellulare dal male dei messaggi selvaggiamente inoltrati è impresa quasi impossibile… Fondamentale sarebbe per gli utenti imparare a riconoscere le e-mail bufala e le catene. Per testare il vostro grado di “contagio”, Focus.it ha creato un bufalometro in cui potrete verificare quanto e come potete essere indotti a entrare in questo circolo vizioso. Se poi vi rendete conto di essere soggetti a rischio consultate i consigli che vi diamo tra i nostri “In più” dove scoprirete: “Come comportarsi se si sospetta una bufala o una catena?”… … Ricordandovi sempre il consiglio degli esperti: in caso di dubbio sulla veridicità o l'utilità di un'e-mail, scegliete sempre di NON inoltrarla!

Anita Rubini
Ha collaborato Paolo Toselli direttore del Centro Raccolta Voci e Leggende Contemporanee.

 

9 marzo 2004