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L'hard disk da un milione di... anni

Quanto dura il disco fisso di un pc? In media, 10 anni. Ma i ricercatori di una università olandese hanno messo a punto un HD da un milione di anni. Ora il problema è verificare se hanno ragione.

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L'IBM Ramac (1956), primo computer con hard disk (in primo piano). Aveva una capacità di 5 megabyte: e una durata di 10 anni, come i dischi di oggi. |

L’hard disk di un pc dura, in media, 10 anni. Entro quella data, in media, i dati che contiene iniziano a corrompersi. Di solito non è un problema: nessuno usa lo stesso pc per 10 anni e solitamente trasferisce i propri dati dal vecchio al nuovo. Ma i ricercatori dell’università olandese di Twente sono riusciti a costruirne uno in grado, teoricamente, di resistere per un milione di anni. Lo hanno fatto usando il tungsteno, scelto per la sua altissima resistenza alla temperatura e la bassissima dilatazione termica, e il nitruro di silicio, materiale ultraresistente alle fratture.
Ma come si fa a stabilire scientificamente che conterrà dati leggibili per un milione di anni? Il calcolo, puramente teorico, è stato fatto tenendo conto del quantitativo di energia necessario per stoccare un dato. Gli studi dimostrano che perché un dato si corrompa serve una quantità di energia pari almeno a quella che serve per stoccarlo: è come se esistesse una “barriera energetica” che impedisce a un bit con valore “0” di trasformarsi in un bit di valore “1”. Conoscendo la quantità di dati stoccati, l’energia usata per stoccarli e applicando complesse equazioni di fisica teorica, i ricercatori stimano con buona approssimazione la durata di un supporto magnetico. Avranno ragione? C’è un solo modo per saperlo. Inserire l’hard disk in una “capsula del tempo”: abitudine nata in Usa negli anni ‘50, consiste nel prendere un cilindro di materiale molto resistente e seppellirlo da qualche parte con l’indicazione “non aprire prima del…”. Voi cosa mettereste su un hard disk capace di durare un milione di anni? Foto? Filmati? Musica? O alcune email? Ditecelo, lasciando un commento.

 

30 ottobre 2013 | Carlo Dagradi