Kaspar, il robot che aiuta i bambini autistici

Testato in un istituto inglese.

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A nostro modesto parere, “Crazy in love” è stata una delle commedie romantiche più originali e delicate del terzo millennio: incentrato sulla tormentata storia d’amore tra due ragazzi affetti dalla sindrome di Asperger - una diffusa forma di autismo - riesce a far riflettere su un tema per nulla facile come la patologia psichiatrica e, allo stesso tempo, a suscitare emozioni sincere e profonde. Chi l’ha visto e conosce il disturbo in questione, saprà perfettamente che per un autistico non c’è niente di più difficile delle relazioni con gli altri esseri umani, soprattutto per quanto concerne il contatto fisico. Un gruppo di ricercatori inglesi sta ora sperimentando una cura rivoluzionaria, che potrebbe cambiare in modo positivo la vita di migliaia di persone: si tratta di Kaspar, un robot con le sembianze di un bambino che non fa altro che sorridere, salutare ed abbracciare, cercando di trasmettere una piccola dose di calore umano. In effetti, non è certamente un portento tecnologico, considerato ciò che è in grado di fare, ma il suo punto di forza è proprio questo: un automa è prevedibile, ripetitivo e poco espressivo e, perciò, risulta estremamente rassicurante per un bambino autistico. Grazie a queste semplici interazioni, i pazienti migliorano sensibilmente, a tal punto da spingersi spontaneamente ad abbracciare le persone reali in pochi mesi di trattamento. Inoltre, una tecnologia così essenziale si traduce in prezzi contenuti ed infatti l’attuale prototipo di Kaspar è costato meno di 2.000€ ed i suoi sviluppatori sperano di poter commercializzare la versione definitiva ad una cifra inferiore ai 500€. Come se non bastasse, a breve negli stessi laboratori dell’Università di Hertfordshire inizierà la progettazione di un secondo modello, leggermente differente, che verrà invece impiegato con i bambini colpiti dalla sindrome di Down. Occorre precisare che i suddetti risultati sono stati ottenuti in un istituto altamente specializzato, dove, tra le altre cose, i bambini vengono sottoposti a sedute di musicoterapia, costruzione del linguaggio e sono seguiti da terapisti preparati, quindi in realtà i meriti vanno un tantino ridistribuiti: certo è che, una volta tanto, fa piacere scoprire che i più moderni giochi elettronici non servono soltanto a rimbambire i nostri ragazzi!

 

10 marzo 2011 | Luca Busani