Innovazione

In Giappone è iniziata la maratona dei robot

In un film? No, in Giappone!

Il regolamento olimpico è estremamente chiaro in merito: è proibito a tutti gli atleti di gareggiare indossando una qualsivoglia protesi artificiale. Lo sanno bene il sudafricano Oscar Pistorius, la cui storia ormai conoscerete tutti, e la velocista australiana Jana Rawlinson, che ha dovuto sacrificare il “ritocchino” al seno per poter prendere parte alle prossime Olimpiadi di Londra 2012. E tutto questo rigore solo per un arto o addirittura per un carattere sessuale secondario: pensate a come reagirebbero i membri del C.I.O. al cospetto d’una gara i cui partecipanti sono esclusivamente androidi!

Credete che questa sia un’ipotesi puramente fantascientifica? Allora dovete sapere che ad Osaka la vedono in modo molto diverso, tant’è che hanno deciso d’ospitare una maratona per robot sponsorizzata da Vstone, un’aziendaleader nel settore. La corsa è iniziata giusto ieri ed ai nastri di partenza si sono presentati in cinque, tutti alti circa mezzo metro, assolutamente agguerriti e di colore diverso per poterli distinguere: dovranno compiere complessivamente 423 giri del circuito lungo 100 m realizzato all’interno del centro commerciale Asia and Pacific Trade Center e, stando alle prime stime, raggiungeranno il traguardo domenica prossima. Sarà davvero un gran beltest, non tanto per la velocità di crociera con cui riescono a camminare questi androidi, quanto piuttosto per le batterie che li fanno funzionare e per i controlli automatici che conferiscono loro la capacità di rialzarsi da soli in caso di collisioni o cadute: già, perché i nostri “amici di plastica” dovranno far a meno di ogni intervento umano, eccezion fatta per i rifornimenti d’energia.

Come hanno subito precisato gli organizzatori, a differenza delle vere gare d’atletica non vincerà il migliore, ma bensì il più robusto. Certo è che in un’eventuale sfida contro un ex-campione del calibro di Gelindo Bordin l’esito sarebbe decisamente più scontato di quelle a scacchi tra Garri Kasparov e Deep Blue, e le macchine ne uscirebbero nettamente sconfitte. D’altra parte, è meglio così: finché corriamo più veloci di loro non abbiamo nulla da temere...

25 febbraio 2011 Luca Busani
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