Focus

Il sensore che scansiona le impronte e le vene

Scansiona impronte e vene.

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Il cinema fantascientifico ci ha persuasi che il futuro dei sistemi di sicurezza biometrici sia negli occhi e che la scansione della retina sia destinata a diventare il non plus ultra per la protezione dei caveau di tutto il mondo. Questo ha comportato un forte screditamento delle attuali tecnologie, perlopiù basate sulleimpronte digitali, ed ha spinto molte aziende a spostare i propri ambiti di ricerca. NEC, al contrario, ha deciso di continuare lungo questa strada piena d’ostacoli con una buona dose d’ostinazione e, unendo al riconoscimento dei dermatoglifi la mappatura dei vasi sanguigni sottostanti, è riuscita ad ottenere un innovativo sistema multi-biometrico.Il marchio giapponese ha già pronto l’HS100, il primo modello che utilizzerà questa tecnologia e che sarà addirittura “contactless”: basterà, infatti, avvicinare un dito al sensore, senza neppure sfiorarlo, per poter effettuare l’identificazione con il massimo della precisione. Il dispositivo si collegherà al PC attraverso una normalissima porta USB, che gli fornirà l’alimentazione elettrica per funzionare, mentre i driver - che in un primo tempo saranno disponibili solo nella versione a 32 bit - saranno compatibili con tutti i più recenti sistemi operativi Microsoft e con gli ambienti IBM e Novell. Non è stato ancora ufficializzato il prezzo, ma voci di corridoio affermano che non dovrebbe superare i 300€.Grazie all’intervento combinato di questo duplice controllo, sarà più protetta anche la nostra incolumità fisica: lo stesso filone cinematografico ci ha abituati ad espedienti alquanto cruenti per poter bypassare i sistemi biometrici, tra mani mozzate e bulbi oculari strappati dal cranio; con l’HS100 tutto questo non avrà più senso perché, nel momento in cui smetterà di circolare il sangue nelle vene, queste collasseranno ed inevitabilmente cambieranno forma, diventando inidentificabili. Inoltre, l’eliminazione della superficie di contatto gioverà perfino all’igiene, perché eviteremo così d’interagire con potenziali veicoli d’infezione: insomma, una volta tanto ci ritroviamo a parlare di progresso scientifico che va di pari passo con la nostra salute, e questo francamente non guasta mai.

 

5 marzo 2011 | Luca Busani