Innovazione

Il raggio invisibile per l’ordine pubblico

Si chiama AID ed è invisibile.

In carcere la vita è difficile, è vero, ma ancor più arduo è mantenerne l’ordine, soprattutto quando si è in palese inferiorità numerica: questo è il delicato compito dei secondini e da anni ormai si studiano tecnologie e metodi che consentano agli addetti di stroncare sul nascere ogni forma di sommossa, senza però arrecare danno ai detenuti. Al momento, gli unici strumenti leciti sono manganelli espray al peperoncino; in passato è stato provato anche il taser, ma gli effetti sono stati più gravi del previsto e, dopo essere stato dichiarato dall’ONUstrumento di tortura”, viene utilizzato solo in casi eccezionali.In questi giorni, un gruppo di ricercatori del Dipertimento di Giustizia statunitense ha presentato un raggio invisibile che dovrebbe bloccare le insurrezioni. Non pensate al raggio congelante di Sub-Zero della serie Mortal Kombat, perché il suo funzionamento è decisamente più semplice ed è almeno teoricamente innocuo: si chiama AID (Assault Intervention Device) e proietta una sorta di laser non percepibile dall’occhio umano, con una lunghezza d’onda particolare, che fa sì che la sua azione si fermi a pochi micron al di sotto della cute umana, lo stretto necessario per sollecitare le terminazioni nervose senza danneggiare i tessuti. Il raggio può coprire una distanza massima d’una trentina di metri circa e chi ne viene colpito percepisce la stessa sensazione che proverebbe toccando una superficie rovente. Il congegno che lo genera è un tantino ingombrante, bisogna riconoscerlo, e ricorda una torretta laser di Star Wars, così per ora verrà installato in prova all’interno dell’istituto di detenzione di Los Angeles: solo se si dimostrerà realmente efficace e, soprattutto, gli sviluppatori riusciranno a ridurne notevolmente le dimensioni, verrà infine distribuito negli altri carceri americani.Insomma, un oggetto degno di un film di fantascienza - avete presente “2013: la fortezza” con Christopher Lambert? - anche se ci auguriamo che, a differenza di quanto visto troppe volte al cinema, questo non provochi esplosioni di violenza od abusi di potere. Alla fine, non sarebbe forse meglio cercare delle melodie da diffondere negli stessi penitenziari che riescano a placare gli animi ed a rendere tutti più amichevoli ed inclini alla legalità?

14 febbraio 2011 Luca Busani
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