Ci sono parecchi modi di dire che riguardano i più classici paradossi legati al senso della vista. Ad esempio, quando parliamo di qualcosa che è accaduto a nostra insaputa ed alle nostre spalle - anche in senso figurato - siamo soliti esclamare che non abbiamo "gli occhi dietro alla testa"; eppure proprio ieri vi abbiamo detto che un artista si farà impiantare chirurgicamente nella nuca una webcam, che sarà collegata via wireless ad un maxi schermo e, così, tutti potranno vedere ciò che accade dietro di lui. Altro motto, che viene spesso utilizzato per comunicare impotenza davanti ad eventi giudicati imprevedibili, è "non ho mica gli occhi che fanno le curve", perché ogni angolo rappresenta un limite invalicabile per il nostro sguardo.
D'accordo, adesso potete cancellare - o meglio, visto che questo non è possibile, potete fare finta di non aver letto - l'ultima riga che abbiamo appena scritto, perché un'invenzione di un'equipe geniale del MIT sta per cambiare le carte in tavola, per sempre: nella celebre Università del Massachusetts stanno, infatti, sperimentando la prima fotocamera che riesce a fotografare perfino dietro agli angoli. Il suo funzionamento non è affatto complesso, ma è completamente differente da quello degli apparecchi attualmente in uso e, per aiutarvi a capire, ricorriamo ad un banale esempio. Supponete di trovarvi davanti alla porta aperta di una stanza nella quale non potete vedere e di stringere in mano un sacchetto di palline di polistirolo: se lo scagliate con tutta la vostra forza verso l'anta, queste schizzeranno dappertutto. Una parte di esse vi rimbalzerà subito contro, mentre le altre salteranno anche all'interno della camera e qui il procedimento si ripeterà e, dopo una serie più o meno lunga di urti, altre palline torneranno indietro da voi. Analogamente, la rivoluzionaria macchina fotografica proietta un raggio Laser - che altro non è che un insieme di fotoni - che si rinfrange e si disperde in ogni direzione; la vera innovazione sta, poi, nell'otturatore, che raggiunge la velocità di un femtosecondo e che consente, abbinato ad uno speciale sensore elettronico e ad una potente CPU, di registrare il ritorno delle successive ondate di particelle. Non scendiamo nel dettaglio degli algoritmi che entrano in gioco a quel punto per ricostruire le superfici su cui sono rimbalzate le particelle: ci limitiamo a dirvi che i primi scatti sono apparsi un tantino appannati, ma c'è ampio margine di miglioramento ed al MIT garantiscono che, entro un paio d'anni, verrà sviluppato il primo dispositivo portatile perfettamente funzionante.
Un altro dettaglio da non trascurare è la tridimensionalità delle immagini generate con questo procedimento, perché al giorno d'oggi il 3D non guasta mai.
Posta in questi termini, la fotocamera può sembrare un banale gingillo per voyeur esigenti, ma le applicazioni nobili per un ritrovato tecnologico simile sarebbero innumerevoli: potrebbe essere utilizzato dai pompieri prima d'entrare in un edificio incendiato, per localizzare i sopravvissuti da salvare; potrebbe ampliare il potenziale diagnostico dei sistemi di endoscopia; potrebbe addirittura essere installato di serie sulle automobili, per prevenire incidenti e distrazioni. Come potete vedere, è sempre una questione di... punti di vista!