Il mini polmone artificiale che respira aria

E’ piccolo ed utilizza l’aria.

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Appena si parla di polmone artificiale, la mente corre subito a quegli ingombranti cilindri d’acciaio, all’interno dei quali vengono sistemati i malati. Si tratta di una terapia che può certamente salvare la vita, ma al tempo stesso ne compromette la vivibilità, costringendo il paziente all’immobilità, perlopiù permanente. Il professor Joe Potkay della CWRU (Case Western Reserve University) ha da poco pubblicato un articolo, dove presenta un prototipo di dispositivo perfettamente in grado di sostituire i polmoni umani.

 

I modelli precedenti, infatti, avevano dimensioni così elevate perché non riuscivano a scambiare l’aria atmosferica e potevano funzionare soltanto con ossigeno puro, stipato in grandi bombole. Il nuovo organo artificiale è, invece, identico funzionalmente a quello reale: le sue pareti sono realizzate in silicone ed attraversate da una fitta rete microtubulare che simula la naturale struttura alveolare ed i vasi sanguigni, mentre il pompaggio arriva direttamente dal cuore e, quindi, non necessita di sistemi d’alimentazione supplementari. Per ora, sono stati condotti alcuni test di laboratorio, utilizzando sangue di origine suina ed i risultati sono stati a dir poco incoraggianti: l’efficienza del sistema sembrerebbe tale da consentire l’inalazione diretta dell’aria che ci circonda. La ricerca ovviamente continua, perché bisogna ancora perfezionare la scelta dei materiali da impiegare, in modo tale da garantire durevolezza e biocompatibilità, evitando quanto più possibile la formazione di pericolosi coaguli. Se sarà rispettata la tabella di marcia dell’equipe del professor Potkay, entro 10 anni assisteremo ai primi test sugli esseri umani, in casi particolarmente gravi che non possono attendere il trapianto.

 

La scienza continua a fare passi da gigante e di questo non possiamo che rallegrarci; anche l’inquinamento atmosferico, però, aumenta ad un ritmo allarmante, pertanto da qui al prossimo decennio rimarrà da verificare la qualità dell’aria, perché di questo passo corriamo il rischio che diventi letteralmente irrespirabile. Sarebbe proprio un peccato se questi polmoni artificiali dovessero rivelarsi inutilizzabili ancor prima di poter essere impiantati. (gt)

 

27 luglio 2011 | Luca Busani

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