Innovazione

Il microchip autoalimentato ad energia solare

Non necessita d'alimentazione.

Gli smartphone di ultimissima generazione hanno prestazioni a dir poco esaltanti, questo è vero, ma, come ben sapranno i fortunati possessori dei vari melafonini e googlefonini, a far da contraltare ci sono le batterie, che a stento superano la giornata d'utilizzo. L'impatto ambientale di queste tecnologie avanzatissime è, quindi, notevole, tra consumi energetici, cicli produttivi e materiali necessari alla fabbricazione. Una strada molto interessante per un futuro ecosostenibile senza dover rinunciare all'hi-tech è stata indicata da Samsung alcuni mesi fa, con il lancio dell'S7550 Blue Earth, il primo cellulare alimentato da un sistema di celle fotovoltaiche sistemate in corrispondenza della cover posteriore. L'energia che viene così generata gli consente di effettuare una chiamata in condizioni d'uso normali, anche se all'interno della confezione è comunque incluso un caricabatterie, perché non basta la luce per ricaricarlo completamente e lasciarlo al sole per ore ed ore non è proprio consigliato; inoltre, non bisogna dimenticare che non stiamo parlando di uno smartphonetop di gamma, perciò i consumi sono più contenuti. Questo, però, è il presente - anzi, il passato, se consideriamo che ormai l'S7550 non è più una primizia per i negozi - mentre il futuro ha in serbo per noi grandi cambiamenti, e non solo nel campo della telefonia mobile.Un gruppo di ricercatori olandesi dell'Università di Twente ha, infatti, sviluppato un microchip autosufficiente, perché alimentato da un piccolissimo pannello solare integrato. L'assorbimento di questo nuovo componente elettronico è molto basso - si attesta intorno al milliwatt - ed è proprio grazie a questo che riesce a "farsi bastare" l'energia generata dalla cella che è installata direttamente sul suo dorso. Questa è stata realizzata con un sottilissimo film di CIGS (Rame, Indio, Gallio e Selenio), che, grazie allo spessore di pochi micron, non influisce particolarmente sulle dimensioni finali del pezzo, ma al tempo stesso ha un'efficienza di conversione alta e stabile: questo significa energia in quantità, senza costo alcuno e senza surriscaldarsi pericolosamente.Al momento, siamo ancora in fase di sperimentazione, ma i risultati finora ottenuti sono estremamente incoraggianti: con un po' di pazienza, la tecnologia verrà perfezionata e questi microchip verranno assemblati in architetture più complesse, come ad esempio CPU multi-core, che garantiranno performance strabilianti con consumi pressoché nulli. A quel punto, potremo avere l'ennesima generazione di iPhone - e, perché no, di notebook, tablet PC e quant'altro - che per la prima volta potranno, quantomeno teoricamente, durare in eterno: ciò nonostante, siamo pronti a scommettere che la maggior parte dei tecnofili continuerà a cambiarli con cadenza quasi annuale...

6 gennaio 2011 Luca Busani
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