Innovazione

Il drone semina pioggia

C'è un drone per tutto, anche per far piovere nel deserto: l'esperimento di controllo climatico condotto da un team di scienziati in Nevada.

Il recente esperimento condotto nei cieli del Nevada dagli scienziati del Desert Research Institute potrebbe rinverdire una delle polemiche più gettonate da complottisti e amanti dell’intrigo: quella sulle scie chimiche.


I ricercatori guidati da Amber Broch hanno infatti per la prima volta utilizzato un drone per "seminare nuvole", e quindi modificare il meteo (almeno potenzialmente), sopra la località di Hawthorne, in pieno deserto.


La chimica della pioggia. Il velivolo, circa 3 metri di apertura alare, ha volato per 18 minuti spargendo nell’aria ioduro d’argento: questa sostanza, in teoria, dovrebbe scatenare nell’atmosfera una serie di reazioni chimiche che favoriscono la condensazione del vapore acqueo e quindi la formazione di nuvole e pioggia.


La validità di questa teoria è ancora tutta da dimostrare anche se il cloud seeding (letteralmente “la semina di nuovole"), effettuato con aerei speciali, sembra essere utilizzato con successo da diversi paesi già da qualche anno.

Nel 2008 per esempio i cinesi hanno applicato questa tecnica per far piovere prima delle cerimonie olimpiche e delle gare dell'Olimpiade di Pechino, così da evitare al pubblico e agli atleti inopportuni temporali.

Controllo del clima. Durante il test condotto in Nevada il drone ha raggiunto una quota di soli 130 metri, non sufficienti per modificare le condizioni climatiche, ma secondo i ricercatori ha dimostrato le potenzialità di questa tecnologia, che potrebbe portare nell’atmosfera le sostanze chimiche necessarie alla condensazione delle nuvole a costi molto più bassi rispetto a quelli di un velivolo tradizionale.


Decisamente ottimista Amber Broch, l’ingegnere responsabile del progetto, che ha dichiarato ai media come «i velivoli senza pilota offrano un potenziale incredibile nelle attività legate alla ricerca ambientale».


Il prossimo passo sarà quello di condurre un altro test in una località diversa, sempre sopra il deserto, con l’obiettivo di combattere la siccità che storicamente affligge questa zona degli States.

Chi getta semi nelle nuvole, farà rifiorire il cielo. Sembra un proverbio cinese, ma è l’ipotesi avanzata per il 2015 da un documento dell’Amministrazione meteorologica cinese: seminare le nuvole per far piovere e pulire così l’aria dallo smog che affligge le città cinesi. La tecnica usata dai cinesi prevede di lanciare razzi. © Eyevine/Contrasto

Aria pulita. Come detto, la “semina delle nuvole” si sperimenta da decenni in diversi Paesi: la tecnica usata dai cinesi prevede di lanciare razzi che rilasciano tra le nubi particelle di ioduro d’argento che agiscono come nuclei di condensazione, dando pioggia o neve.

La Cina ha usato questa tecnica, per esempio, per stimolare le precipitazioni dopo una siccità. Ma soprattutto viene impegnata per far piovere e pulire così l’aria dallo smog che affligge le città cinesi.

Non tutti gli scienziati sono convinti che l’inseminazione delle nuvole funzioni. E i critici sottolineano in particolare come l’efficacia sia dubbia se l’obiettivo è lo smog: è fatto di particelle di fuliggine e polvere, che agiscono già come nuclei di condensazione. Se non hanno fatto piovere, inutile aggiungere ioduro d’argento

9 maggio 2016 Rebecca Mantovani
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