Il checkpoint che rispetta i passeggeri

Checkpoint rapidi e discreti.

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Le vacanze si avvicinano e per pochi fortunati sono già iniziate, così capiterà a molti di noi di salire a bordo di un aereo nei prossimi mesi. Nonostante la notevole crescita registrata negli ultimi anni, soprattutto per merito delle compagnie low cost, nel 2011 il settore ha subito una leggera flessione: secondo la IATA, buona parte della responsabilità ricadrebbe sui controlli dei passeggeri, che si stanno facendo sempre più accurati, ma al tempo stesso fastidiosi ed invadenti, con annessi rischi per la privacy. Per ovviare a questi problemi ed invertire la tendenza negativa, l’organizzazione ha deciso di finanziare un costoso progetto, che ha portato alla nascita del checkpoint del futuro.

 

Il primo prototipo è stato presentato questa settimana nell’aeroporto di Singapore: l’area si presenta come un triplo tunnel, ciascuno lungo poco più di 6 metri, le cui pareti sono coperte di sensori e videocamere d’ogni tipo, in modo tale da esaminare approfonditamente scarpe, indumenti e l’intero contenuto dei bagagli, senza dover spogliare né perquisire alcun passeggero. All’ingresso è stato installato uno scanner oculare, che confronta i dati biometrici rilevati con quelli memorizzati nei chip presenti nei passaporti elettronici di ultima generazione: in questo modo, in primis viene verificata l’identità del viaggiatore e poi questo viene indirizzato nel tunnel più adatto. A questo punto, entra in gioco un’importante classificazione dei passeggeri, che consente di ottimizzare i controlli in base al loro potenziale pericoloso: ad esempio, un attempato frequent flyer non necessiterà della stessa accuratezza di un volatore occasionale di dubbia provenienza. Cronometro alla mano, i risultati ottenuti in termini di efficienza sono a dir poco incoraggianti: l’innovativo sistema di sicurezza riesce ad effettuare in una manciata di minuti gli stessi controlli che attualmente richiedono oltre mezz’ora. La IATA è intenzionata a testare sul campo il nuovo checkpoint ed ha già individuato una dozzina di aeroporti campione, nei quali verrà provato nei prossimi mesi.

 

Il progetto è molto interessante, perché restituisce la dignità ai passeggeri, eliminando soste forzate e - almeno apparentemente - violazioni della privacy; già, perché in realtà la distinzione aprioristica tra diverse categorie di viaggiatori suona “vagamente” discriminatoria e non può certamente prescindere dall’acquisizione di dati sensibili attraverso collaborazioni con varie nazioni ed istituzioni. Oppure, più semplicemente, le compagnie aeree si limiteranno a googlare i nominativi stampati sulle carte d’imbarco. (ga)

 

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8 giugno 2011 | Luca Busani